Iniziano oggi a San Salvo le “Quarantore”, un’occasione per stare a tu per tu con il Signore

Le Quarantore sono un’occasione di grazia in cui il Santissimo Sacramento per quaranta ore è posto nell’ostensorio contenente l’Ostia consacrata, solennemente esposto sull’altare. Richiamano il periodo di tempo trascorso fra la morte (Venerdì Santo) e la risurrezione (domenica di Pasqua) di Gesù.

Questi gli appuntamenti delle Quarantore a San Salvo:

Chiesa di San Nicola: 15 -16- 17 marzo con i seguenti orari

  • Venerdì 15 marzo dalle ore 7.00 alle ore 17.30
  • Sabato 16 marzo dalle ore 7.00 alle ore 17.30
  • E poi dalle ore 18.30 ininterrottamente fino alle 9.00 del mattino seguente
  • Domenica 17 marzo dalle ore 12.00 alle ore 17.00 

Chiesa di san Giuseppe dal 7 aprile

“La Santissima Eucarestia è presenza d’Amore del Cristo Vivente, segno più alto del compimento della Sua promessa: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Amore immensamente paziente del Signore Gesù che, sotto forma di pane, diventa corpo, sangue, anima e divinità da cui lasciarsi amare, guardare, perdonare, guarire e soprattutto nutrire: Lui che per amore si fa “Pane” per la nostra alimentazione e per il nostro sostentamento. E quando nella nostra vita c’è il pane, c’è tutto!

 

San Salvo: il 2 giugno la festa di san Nicola Vescovo. Si è costituito il comitato feste 2019

(Articolo di Lorenzo Saturni)

Mercoledì 13 Marzo 2019 presso la sede delle Opere Parrocchiali della chiesa di San Nicola Vescovo si e’ costituito il comitato festa di San Nicola. Chi non ha potuto partecipare al primo incontro e/o si vuole mettere a disposizione per l’organizzazione della festa ed entrare a far parte del comitato può ancora farlo rivolgendosi al parroco don Beniamino Di Renzo.

Quest’ anno la festa si svolgerà come da tradizione nella prima domenica di giugno.

La festa in onore di San Nicola e’ molto sentita da tutta la popolazione di San Salvo.

La devozione cittadina a questo santo risale a tempi molto remoti. La fede in Gesù salvatore, che ha animato tutta la vita di San Nicola per noi cristiani rappresenta l’ancora di salvezza dove aggrapparsi sempre.

Viva San Nicola e viva anche tutta la comunità di San Nicola!

“Gesù ama bambini e genitori”. Domenica un incontro di condivisione e di festa per i bambini della Prima Comunione

Domenica 17 marzo i circa centotrenta bambini che si apprestano a ricevere tra maggio e agosto prossimo la prima Eucarestia presso la chiesa di San Giuseppe, insieme ai loro genitori, alle catechiste che li hanno accompagnati negli ultimi due anni e al parroco don Raimondo Artese, vivranno una giornata molto intensa.

Una giornata all’insegna del gioco, del divertimento, della riflessione ma soprattutto dello stare insieme, cosa che in quest’epoca della globalizzazione e dei social, la cosiddetta società liquida di Zygmunt Bauman,  non è per niente scontato.

Sarà la Sala Parrocchiale di via Trignina che ospiterà l’evento a partire dalle ore 9 e fino alle ore 18.30. La Santa Messa segnerà la conclusione della giornata.

E’ questa la conclusione di un percorso durato quattro incontri con educatori della parrocchia nell’ambito famiglia, catechiste e parroco con cui i genitori hanno avuto un’occasione non solo di accompagnamento in questo momento importante della vita dei propri figli ma anche di crescita nella fede.

“Via Crucis”: Gesù che cammina nelle strade di San Salvo

Venerdì 8 marzo sono iniziate le “Via Crucis” per le strade della città di San Salvo. E’ questo un rito della Chiesa cattolica che spesso simboleggia anche la vita e/o momento di ogni uomo e donna sulle strade del mondo nel momento della croce.

E Gesù è colui che dopo aver vissuto,  non da “Dio” ma da uomo e in prima persona la/le croce/croci umane e la ha trasformate in un atto di gloria. E “oggi”  riesce a stare accanto a ogni uomo ed in ogni istante con la sua presenza viva e presente in maniera incredibilmente empatica e discreta.

E’ questo quanto è stato vissuto simbolicamente ieri sera in aclune strade di San Salvo con la Via Crucis itinerante organizzato dalla parrocchia di san nicola. Una processione in cui davanti a tutti c’è Colui che ha portato la Croce per eccellenza, il Cristo. Man mano che si ripercorrevano le tappe del percorso doloroso di Gesù su questa terra negli ultimi momenti di vita, si aggiungevano altre croci portate da uomini e donne di oggi. Ogni uomo o donna che portava la croce era accompagnato/a da un altro uomo/donna che portava un lume acceso, quasi a simboleggiare che Gesù non solo vive i nostri stessi dolori ed è con noi con la sua luce ma ci mette al nostro fianco delle persone che divengono collaboratori inconsapevoli di Cristo per la nostra salvezza.

Iniziano oggi gli appuntamenti del venerdì con le “Via Crucis”: gli orari nelle tre parrocchie sansalvesi

La Via Crucis (dal latino, Via della Croce – anche detta ViaDolorosa) è un rito della Chiesa cattolica con cui si ricostruisce e commemora il percorso doloroso di Cristo che si avvia alla crocifissione sul Golgota. Con la sua pratica si celebra la “Passione del Signore”, gloriosa e solenne.

Il documento “Preparazione e celebrazione delle feste pasquali” al n. 58: “In questo giorno in cui Cristo nostra pasqua è stato immolato, la Chiesa, con la meditazione della passione del suo Signore e sposo e con l’adorazione della croce, commemora la sua origine dal fianco di Cristo, che riposa sulla croce, e intercede per la salvezza di tutto il mondo”.

Ecco di seguito gli appuntamenti con la Via Crucis a San Salvo per questa settimana:

  • ore 17 Via Crucis animata dal gruppo cresime e a seguire Santa Messa nella Parrocchia Risurrezione – Oasi Sacra Mariana di San Salvo Marina
  • Ore 17.30 Via Crucis animata dai bambini e ragazzi scout alle ore nella Parrocchia San Giuseppe;
  • ore 21.00 Via Crucis itinerante con ritrovo nel piazzale antistante Conad Raspa (ingresso Viale del Cimitero) organizzata dalla parrocchia di San Nicola

“Un cieco può guidare un’altro cieco?”: l’esperimento di don Raimondo

(Articolo dei I ragazzi del Clan Agesci San Salvo in servizio alla branca LC.)

Alla Messa domenicale delle 10 della chiesa di san Giuseppe solitamente partecipano molto dai bambini mentre noi  come gruppo Scout partecipiamo alla messa delle 11.30. A sinistra si posizionano i Lupetti (bambini dagli 8 ai 10 anni) e a destra il Reparto (dagli 11 ai 15 anni) e il Clan (dai 16 ai 21anni) che si occupano in modo particolare del servizio della musica e del canto e dell’aiutare i capi in altri servizi.
Alcuni ragazzi del Reparto hanno degli incarichi: chi cerca le persone in mezzo all’assemblea disposte ad andare a leggere la Parola di Dio, chi individia fra i Lupetti quelli che andranno a fare la questua e quelli che faranno i cherichetti.

Noi conosciamo il nostro don Raimondo Artese e sappiamo che anche se alcune volte eccediamo con il volume lui non ci rimprovera.

Durante le sue omelie ci chiama in prima persona durante la liturgia rivolgeci delle domande durante l’omelia per aiutarci a comprendere la Parola che è stata proclamata. Spesso si rivolge a noi come per colpirci e si pensa “ma come fa a saperlo?”

Il Vangelo  di domenica 3 marzo parlava di un cieco che guida un altro cieco e di noi che abbiamo la trave nell’occhio e vediamo la pagliuzza nell’occhio dell’altro. Don Raimondo per farci immergere nel cuore di questa Parola ha chiesto l’aiuto di due lupetti Andrea e Francesco per fare un esperimento. Prima ha bendato Francesco e l’ha fatto camminare portato per mano da Andrea e poi ha bendato anche Andrea, senza farlo sapere a Francesco, e ha chiesto di venire avanti, però nessuno dei due riusciva a individuare la strada.

Ha voluto farci capire che a volte noi ci fidiamo di chi ci sta accanto, anche se non riesce a vedere la strada giusta, perché come noi ricerca una felicità immediata. Invece dell’unico che possiamo veramente fidarci è del Cristo che ci ha dimostrato salendo su quella croce che il suo Amore è grande e ci ha detto che dal nostro cuore dipendono le scelte della vita e se è triste esce rancore, delusione, amarezza, invidia, gelosia.

Invece da un cuore traboccante dell’Amore di Cristo può uscire pace e amore.

Organizziamo una GCG, Giornata Cittadina Giovani?

Nell’ultima Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) 2019, uno dei messaggi più forti e più belli di Papa Francesco per i giovani è stato “Voi siete l’adesso di Dio”.

È questa una frase che nonostante l’estrema semplicità delle parole ha il sapore di qualcosa straordinariamente rivoluzionaria anche per la concezione che il mondo ha dei giovani. È molto più comune l’espressione “i giovani sono il nostro futuro”. Quanta bellezza e quanta profondità c’è nella semplice parola dell’“adesso”: non “domani” in “chissà quale momento” e comunque indefinito e “chissà se” ma “adesso” come “oggi” “ora”, “in questo momento”.

E sei giovani sono l’”adesso” significa anche che sugli adulti incombe il la responsabilità e la bellezza del dare l’annuncio del Cristo Risorto, in questo momento, nella città in cui viviamo e a tutti i giovani che abbiamo, incontriamo e viviamo tutti i giorni.

E allora perché non prendere spunto dall’intuito di Giovanni Paolo II e organizzare una “Giornata Cittadina della Gioventù” mettendo in campo tutte le realtà ecclesiali presenti in città?

Neo Catecumeni, Azione Cattolica, Scout Agesci, Rinnovamento Nello Spirito e Comunione Liberazione, tutti insieme per unire il proprio carisma a quello dell’altro e cooperare in un unico progetto di annuncio della lieta novella e coadiuvare la missione dei nostri sacerdoti, fulcri indispensabili della vita cristiana.

Una “giornata” che potrebbe seguire ad esempio il canovaccio della Giornata Mondiale della Gioventù con preghiere di lodi a Dio, catechesi pensate con e per i giovani, veglia, adorazione Eucaristica e messa conclusiva.

Ve la immaginate una piazza o un pezzo di spiaggia, una piccola pineta o qualsiasi angolo urbano gremita nel nome del Signore da tutti i giovani della città e in cui gli adulti divengono semplici strumenti nelle mani di Dio?

Anche in una società che cambia la parola di Dio è sempre nuova (Fabrizio Ciurlia)

 

 

Foto in copertina di “Avvenire”

Fabrizio racconta le sue Giornate Mondiali della Gioventù

Anche in una società che cambia la parola di Dio è sempre nuova. (Fabrizio Ciurlia)

La giornata mondiale della gioventù, spesso chiamata con la sigla GMG, è un incontro internazionale di spiritualità e cultura dei giovani cattolici nato nel 1985 per intuizione di papa Giovanni Paolo II.

Tantissimi sono stati i sansalvesi che vi hanno partecipato nel corso del tempo, di seguito il racconto di Fabrizio Ciurlia sulle sue quattro GMG.

Denver 1993

All’epoca avevo 22 anni. Della nostra diocesi vi parteciparono 32 persone e circa un terzo era di San Salvo. Viaggiare con gli altri già di per sé è bello. Mi ritrovai catapultato in un mondo che non conoscevo in tutti i sensi: era come stare dentro un film! La Gmg è fondamentalmente strutturata, ancora oggi, in 3 catechesi, una veglia e una messa papale. Ci si ritrovava con giovani di ogni nazione e di ogni razza e cultura e ciò nonostante, era incredibile la facilità con cui si intessevano relazioni con ognuno. Non esistevano barriere, percepivi quel sentirsi come dei fratelli proprio come sentiamo nel Vangelo. Nonostante la grande stanchezza per il tanto camminare c’era un carico emotivo e spirituale incredibile. Era impressionante vedere che nonostante tanta grazia, la popolazione locale mostrava una grande indifferenza se non addirittura ostilità. Abbiamo incontrato alcune manifestazioni contro quella visita di Papa Giovanni Paolo II che in quel periodo parlava molto della difesa della vita contro l’aborto.

Manila 1995

Di tutta la diocesi eravamo in venti e tutti di San Salvo. Il parroco di allora Don Piero Santoro, grazie a un bonus di un’agenzia viaggi a cui si rivolgeva per ogni occasione, scelse di andare a Manila per prendere contatti sul posto e organizzare al meglio la nostra Gmg. Da allora divenne per lui consuetudine andare un anno prima a “preparare la via”. Per sostenere il costo del viaggio organizzavamo diverse iniziative in parrocchia. Molti che non potevano andare hanno sostenuto noi giovani con diverse offerte e anche questi atti di generosità sono stati un segno bello di vicinanza e generosità della parrocchia. Ricordo perfettamente il giorno in cui siamo partiti: 9 gennaio 3.30 di notte! C’erano state delle tempeste di neve che avevano reso difficoltoso il viaggio. Arrivammo il 10 gennaio alle 7.30 del mattino e trovammo un’accoglienza da parte dei filippini davvero straordinaria. Avevano un’ammirazione particolare per gli italiani: quando ci incontravano ci facevano spazio per farci passare. Abbiamo avuto la possibilità di conoscere una metropoli di circa 12.000.000 di persone con una grande contraddizione: la città ultra ricca e quella dove regnava quasi una povertà assoluta. I Salesiani ci portarono al distretto di Tondo, uno dei bassifondi di Manila. Era una enorme baraccopoli in cui risiedevano circa 15. 000 persone che vivevano letteralmente dei rifiuti della grande città. Vedevi un’intera popolazione che rovistava in questa enorme discarica per cercare gli oggetti migliori da poter andare a vendere nei vari mercati. Rimasi sbalordito nel toccare con mano cose che vedevi in tivù e di cui sentivi parlare! Mi venne da pensare: “Ci vuole fortuna anche per il luogo in cui nasci”. Nonostante questa grande povertà, non li vedevi affatto tristi anzi sempre molto sorridenti. È consuetudine nelle GMG scambiarsi degli oggetti come ad esempio dei braccialetti, portachiavi e simili. Quell’anno portai una serie di adesivi della parrocchia che poi divennero casualmente dei pensierini per quei bambini della discarica: ci seguivano a flotte e utilizzavano questi adesivi per rattoppare i buchi delle loro maglie! Ne andavano fieri ed era motivo di gioco. La veglia della Gmg si fece proprio a Tondo. Di questa Gmg divenne memorabile il gesto di Giovanni Paolo II che siccome era caduto andava in giro con un bastone e in occasione di quella veglia, lo roteava alla “Charlot”. Ci fu una vera apoteosi! Qui al contrario di Denver la popolazione mostrò un coinvolgimento totale: tutti parlavano di noi. Alla messa papale vi parteciparono oltre 5.000. 000 di persone!

Parigi agosto 1997

Della diocesi vi parteciparono 200 persone e di noi ne eravamo una sessantina. Lì fu come stare a casa soprattutto perché intorno al 1990 grazie a una iniziativa dei monaci della Basilica di Bari che proponevano dei gemellaggi tra parrocchie intitolate a san Nicola, noi ci gemellammo con la comunità francese di Saint Nicolas De Port. Dopo dei contatti epistolari tra parroci si avviarono anche delle visite reciproche. Di quella Gmg mi restò impresso il tema scelto “Maestro dove abiti?”. La Francia in quell’epoca stava vivendo un forte momento di secolarizzazione e quel tema lo vedevo come un invito ad andare a cercare Gesù negli altri.

Roma 2000

Questa è stata la Gmg in cui ho cominciato a viverla quasi da responsabile. In quella occasione eravamo noi che dovevamo ospitare. In piazza Aldo Moro erano arrivati 48 pullman.

 

Più fratelli e meno “maestrini”

(Commento al Vangelo di don Matteo Gattafoni)

“Togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello”.

La parola di Luca che la liturgia ci propone questa domenica cela tutto il desiderio di Gesù di lasciare che lo spirito delle beatitudini e la logica del perdono coinvolgano veramente e in profondità la nostra vita rendendoci cristiani autentici. 

Gesù ci chiede di essere misericordiosi, non solo perché la misericordia può trasformare il nostro mondo ma perché il Padre stesso, Dio stesso è misericordia e misericordioso. Allora tutto il nostro agire deve essere conseguenza dell’incontro che abbiamo avuto con Lui.

Dio ci vede come dei capolavori, dei pezzi unici, come figli. Vuole che puntiamo in alto e che non guardiamo alla pagliuzza nell’occhio del fratello divenendone giudici ma che ci accorgiamo invece che abbiamo, spesso noi stessi, una trave nell’occhio che ci impedisce di vedere il suo volto e quello dei fratelli. Quant’è vero!

Quanta fatica facciamo a riconoscere i nostri sbagli! Quanto siamo pronti a giustificarli, ad attenuarli!
Con noi siamo comprensivi e benevoli, con gli errori degli altri invece siamo spietati e giudichiamo con durezza eccessiva.

Dio ci chiede di imparare ad amarci e ad amare gli altri con semplicità, per riconoscerci come   capolavori in costruzione: non si tratta di non giudicare le situazioni, di non esprimere pareri, ma di cambiare il criterio di riferimento, di vedere le cose con lo sguardo pieno di speranza del Padre che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi.

E’ una vera conversione quella che Gesù chiede, un cambiare del tutto l’atteggiamento, un guardare a Lui per guardare tutti in modo diverso.

Lasciamoci destabilizzare allora dal modo di fare di Gesù per iniziare con trasparenza e tenerezza questo nuovo periodo della Quaresima che si apre davanti a noi.

Il santo del giorno: San Gabriele, il santo dei giovani e del sorriso

San Gabriele è annoverato come uno dei santi dei giovani e del sorriso. Sono queste due peculiarità di questo santo che sono delle pietre miliari della fede cristiana. L’annuncio di Cristo è un annuncio che, anche se sono trascorsi oltre duemila anni dalla sua venuta sulla Terra è un annuncio giovane che ha il profumo della novità permanente tanto nel neonato quanto nell’uomo di 100 anni. E poi c’è il sorriso! Il cristiano è il sorriso dell’anima di un uomo che si sente costantemente amato da quel Dio che è un eterno, perfetto e geniale innamorato della sua creatura.

(Dal sito del santuario di San Gabriele: storia del santo)

San Gabriele nasce da famiglia aristocratica ad Assisi (Perugia) il 1° marzo 1838, da Sante Possenti, governatore della città, e Agnese Frisciotti. Lo battezzano lo stesso giorno con il nome dell’illustre concittadino, Francesco. Nel 1841 Sante è nominato assessore al tribunale di Spoleto (Perugia), dove si trasferisce con tutta la famiglia.

A tredici anni Francesco affronta gli studi liceali nel collegio dei gesuiti. E’ intelligente, esuberante, vivace, gli piace studiare, riesce ottimamente soprattutto nelle materie letterarie. Compone poesie in latino, le recite scolastiche lo vedono sempre protagonista. Vince numerosi premi scolastici. Elegante, vivace, spigliato, diventa un punto di attrazione per la sua allegria. Gli piace seguire la moda, veste sempre a puntino. Vuole primeggiare in tutto, “la bella vita non gli dispiace”.

Organizza partite di caccia, partecipa a passeggiate e scampagnate, va volentieri a teatro col padre e le sorelle, va a ballare (in città è anche conosciuto come “il ballerino”), anima le serate nei salotti di Spoleto, legge i romanzi e lo attirano gli autori del tempo, il Manzoni, il Grossi, il Tommaseo. Ma è anche di animo buono, generoso, sensibile alle sofferenze dei poveri, ama la preghiera. Sprizza vita da tutti i pori. Niente di strano se qualche ragazza fa sogni su di lui. Lui si presenta sempre più ricercato nei vestiti e sempre più raffinato nelle sale da ballo e nei salotti.

E’ un bel ragazzo e ne è consapevole. Alto (circa m.1,70), snello, moro, viso rotondo fragile, occhi neri vividi, labbra ondulate con finezza sempre in sorriso, capelli castano scuri dal ciuffo ribelle. Checchino della vita è innamoratissimo, ma sul futuro sembra ancora indeciso. Egli “aveva sortito da natura un carattere molto vivace, soave, gioviale, insinuante, insieme risoluto e generoso, ed aveva un cuore sensibile e pieno d’affetto…  di parola pronta, propria, arguta, facile e piena di grazia, che colpiva e metteva in attenzione”.

I ripetuti lutti familiari e alcune brutte malattie in cui è incappato gli hanno fatto apparire le gioie umane brevi ed inconsistenti; come l’ultimo dramma, la morte dell’amatissima sorella Maria Luisa, il 17 giugno 1855. Segue un anno tribolato senza riuscire a fare una scelta. Le cose non sono più quelle di prima, l’idea del convento torna con più insistenza. Il 22 agosto 1856, durante la processione, quando  l’immagine della Madonna del duomo passa davanti a lui, gli risuonano nel cuore chiare parole: “Francesco, cosa stai a fare nel mondo? Segui la tua vocazione!”.

Questa volta non riesce a resistere. Il 6 settembre parte da Spoleto e va a Morrovalle (Macerata) per iniziare il noviziato. Lui, il ballerino elegante, il brillante animatore dei salotti di Spoleto, ha scelto di entrare nell’istituto austero dei passionisti, fondato nel 1720 da San Paolo della Croce con lo scopo di annunciare, attraverso la vita contemplativa e l’apostolato, l’amore di Dio rivelato nella Passione di Cristo.

A 18 anni dunque Francesco volta pagina, affronta una nuova vita e cambia anche nome: d’ora in poi si chiamerà Gabriele dell’Addolorata, perché sia chiaro che il passato non esiste più. La scelta della vita religiosa è radicale fin dall’inizio: si butta anima e corpo, da innamorato, per sempre. Ha trovato finalmente la pace del cuore e la felicità.

Non gli fanno certo paura le lunghe ore di preghiera, le penitenze e i digiuni, perché ha trovato quello che cercava: Dio che gli riempie il cuore di gioia. Lo scrive subito al papà: “La mia vita è una continua gioia…La contentezza che io provo è quasi indicibile… Non cambierei un quarto d’ora di questa vita”. Il 22 settembre 1857 emette la professione religiosa.

Il 10 luglio 1859 arriva nel conventino dei passionisti a Isola del Gran Sasso (Teramo) per prepararsi al sacerdozio con lo studio della teologia. A fine 1861 si ammala di tubercolosi; ogni cura risulta vana. Non riesce a diventare sacerdote anche perché difficoltà politiche impediscono nuove ordinazioni. Gabriele si rende conto che non c’è niente da fare. Il viaggio è già finito. Ma non si sconvolge. E’ proprio quello che aveva chiesto qualche anno prima. Quel che conta è solo la volontà di Dio. “Così vuole Dio, così voglio anch’io”, scrive. La mattina del 27 febbraio 1862 “al sorgere del sole” Gabriele saluta tutti, promette di ricordare in paradiso, chiede perdono e preghiere. Poi muore confortato dalla visione della Madonna che invoca per l’ultima volta: “Maria, mamma mia, fa’ presto”.

La sua è ritenuta da tutti la morte di un santo. Tutti ricordano i suoi brevi giorni, all’apparenza comuni. Il quotidiano è stato il suo pane, la semplicità il suo eroismo. Le piccole fragili cose di ogni giorno che diventavano grandi per lo spirito con cui le compiva. Lo ripeteva spesso: “Dio non guarda il quanto ma il come; la nostra perfezione non consiste nel fare le cose straordinarie ma nel fare bene le ordinarie”. Tutti ricordano la sua vita trascorsa all’ombra del Crocifisso e di Maria Addolorata, che è stata la ragione della sua vita. Il suo direttore, padre Norberto Cassinelli, rivela a tutti il segreto della sua santità: “Gabriele ha lavorato con il cuore”. Nel 1866 la comunità passionista di Isola è costretta ad abbandonare il conventino ai piedi del Gran Sasso, in forza del decreto di soppressione dei religiosi. La tomba di Gabriele sembra abbandonata per sempre, ma non è così. Qui si chiude solo la prima fase della storia del giovane passionista.

La seconda fase inizia nel 1892, a trent’anni dalla morte di Gabriele, quando sulla sua tomba accadono i primi strepitosi prodigi. Il 17 e 18 ottobre 1892 si procede alla riesumazione sotto stretta sorveglianza della gente che non vuole sentire parlare di trasferimento delle ossa. Sono presenti dalle quattro alle settemila persone. In quella stessa giornata si parla di “almeno sette prodigi di rilievo”. Così Gabriele resta definitivamente in Abruzzo e da allora ha inizio una catena ininterrotta di prodigi, grazie e miracoli operati per sua intercessione. Gabriele viene dichiarato beato da san Pio X il 31 maggio 1908 e in suo onore viene innalzata la prima basilica. Il 13 maggio 1920 Benedetto XV lo proclama santo e nel 1926 diventa compatrono della gioventù cattolica italiana.