«Cerco un rapporto confidenziale con Dio»

Di seguito l’intervista a Fabrizio Ciurlia, un membro attivo dell’Azione Cattolica della parrocchia di San Nicola a San Salvo.

Qual è stato il tuo approdo alla fede e/o ci sono fatti o persone che ti hanno fatto credere in Dio?
Sono stato sempre accompagnato dai miei genitori in parrocchia. Un ruolo determinante hanno avuto i miei nonni. Un episodio particolare che conservo ancora nel cuore è questo: da bambino ero andato in campagna con mio nonno e lui mi portò a vedere una roccia piatta da cui fuoriusciva una piccola pianticella e mio nonno disse: “se Dio riesce a far crescere una pianta da una pietra è una dimostrazione che Dio esiste ed è grande.”

E il tuo approdo in azione cattolica?
Come tanti altri avevo Don Piero come professore di religione alle scuole medie e frequentavo la parrocchia. In particolare in occasione del meeting di solidarietà organizzato dalla parrocchia nel 1984 (un evento che ha portato a San Salvo personaggi di rilievo e tra questi Antonino Zichichi un grande scienziato di fama internazionale) vedevo un grande fermento e dei giovani appassionati che si davano da fare per la riuscita dell’evento. E mi chiedevo: “perché questi giovani spendono tempo, fanno tardi la sera e presto la mattina….?”.  questo perché mi ha fatto appassionare ancora di più alla parrocchia per ricercare il perché di tutto questo attivismo e voglia di fare. Spero di dare sempre il meglio di me nel cercare il perché della fede”

Qual è il tuo rapporto con Dio?
È un dialogo a volte arrabbiato, a volte più sereno, a volte di ringraziamento a volte più confuso. Molto spesso è un dialogo che torno a fare dopo aver taciuto per un po’ di tempo perché ho dato troppo tempo al fare. Cerco di guardare a  tutto ciò che faccio ogni giorno come a un qualcosa da realizzare e inserire in un disegno più grande e cerco di capire qual è il disegno di Dio.

Cosa pensi del fatto che sono sorti tanti cammini di fede?
Ogni cammino di fede ha una sua particolarità e in ogni particolarità c’è un valore da esaltare e non da denigrare. Ognuno nasce da un esigenza, da un bisogno e dalla voglia di cercare Dio attraverso una strada particolare. Il tutto sta nel cercare di armonizzare tra di loro i vari cammini e a pensare che ogni cammino è una ricchezza.

Con l’azione cattolica delle altre realtà parrocchiali di San Salvo, avete dei momenti di incontro?
Questo non c’è ancora stato. Forse perché noi abbiamo una storia un po’ più lunga , loro un po’ più corta. Per il momento ci siamo incontrati solo a livello diocesano. Nulla vieta che in futuro ci possano essere dei momenti di incontro soprattutto per quei momenti di festa previsti dall’azione cattolica.  Potrà essere un prossimo passo.

Da quanti anni sei presidente dell’azione cattolica della parrocchia?
Il mio primo mandato risale al 2011. Ogni mandato dura tre anni e da gennaio 2014 sono al secondo mandato.

Qual è la cosa più bella e la cosa un po’ più pesante di questo mandato?
La cosa più bella è andare a guardare la parrocchia non presa da un unico punto di vista che può essere quello del gruppo che ti interessa di più ma nella sua globalità dai bambini, giovanissimi, giovani adulti e anziani. E la cosa più bella è proprio il rapporto personale con tutte queste persone. Una cosa un po’ più brutta tra virgolette è una pesantezza pastorale nel senso non è facile seguire e dare tutto per tutti i gruppi e a volte mi dispiace quando un gruppo si sente trascurato e sento la responsabilità di non essermi accorto che quel gruppo sta soffrendo e allora cerco di fare in modo che questo gruppo riesca a vivere una sua esperienza di fede positiva.

C’è qualcosa che ti piacerebbe fare per far conoscere Dio a chi non lo conosce?
C’è una cosa che mi piacerebbe fare: io ho un bel ricordo della sede parrocchiale della vecchia chiesa con il portone su Corso Garibaldi sempre aperto e sempre pieno di bambini e ragazzi che giocavano e che spesso venivano solo per quel motivo e non frequentavano nemmeno l’azione cattolica. Chi passava vedeva il portone aperto e lo sguardo ce lo buttava sempre. Chi veniva aveva l’occasione di avere col parroco e con gli educatori un rapporto spontaneo, diretto. Il mio sogno sarebbe proprio quello di riaprire quel portone per offrire un luogo di incontro, una piazza, uno spazio in cui le persone in cui si possono incontrare e offrire l’ amicizia di Dio.

Secondo te l’azione cattolica ha un difetto?
Ne ha tanti ma uno in particolare è legato al fatto che a volte si lascia prendere dalla troppa burocrazia.

Qual’ è il tuo ricordo più bello di Don Piero?
Ne ho tanti di ricordi belli uno dei ricordi particolari era la vita quotidiana in parrocchia e soprattutto la sera quando finivano tutte le attività di parrocchia e ci si sedeva fuori a chiacchierare  insieme per parlare di noi, di quello che avevamo fatto il giorno e usciva un idea per un iniziativa o la soluzione per un problema.

C’è un insegnamento, una cosa di cui puoi dire questa cosa me l’ha insegnata don Piero?

Mi ha insegnato tante cose. In particolare mi ha imparato a guardare gli altri come persone in maniera diversa: non solo come persone che vivono con te una certa fetta della tua vita ma come persone che qualcuno ha messo sul tuo cammino ed avere un rapporto con loro proprio perché i nostri cammini si sono incrociati non per caso ma perchè Dio li mette nel nostro cammino. L’incrociare gli sguardi non è mai casuale ma fa parte di qualcosa di più grande

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