Catia, un’infermiera sette volte mamma

Catia Benvenuto è una donna originaria di Chieti che vive a San Salvo perché qui l’ha condotta l’amore.

Tutti la conoscono per il suo sorriso che parte dal cuore e per i suoi sette meravigliosi figli.

È nata nel febbraio del 1971 e ha trascorso buona parte della sua infanzia dalle suore Orsoline di Chieti poiché, all’epoca, erano le uniche che offrivano un servizio adeguato agli orari di lavoro della mamma. Catia conserva ancora i bei ricordi di quel periodo, i giochi nel cortile, le feste di carnevale in cui anche le suore indossavano una maschera per giocare con loro, le lezioni di danza ritmica, le rappresentazioni teatrali, le esposizioni delle tovagliette ricamate dai bambini, il “minimusical” inscenato davanti alla cattedrale e ogni istante del giorno della sua prima comunione.

Dopo l’istituto magistrale si è iscritta alla facoltà di informatica dell’Aquila semplicemente per uscire dall’ambiente familiare e cambiare città. Dopo aver sostenuto alcuni esami, ha approfittato del fatto che la mamma aveva deciso di avviare un’attività di vendita di pasta fresca per lasciare l’università.

Nel 1993 un’amica le ha proposto di provare il test d’ingresso per entrare nella Scuola per infermieri.  Ha superato il test e dopo tre anni è diventata un’infermiera professionale. Molti suoi professori erano rimasti colpiti dalla “teoria del sole” che aveva formulato in sede di esame scritto per il conseguimento del titolo conclusivo. Questa teoria affermava che il paziente doveva rappresentare il sole degli infermieri, in altre parole il centro su cui doveva ruotare l’assistenza infermieristica non solo da un punto di vista professionale ma anche e soprattutto umano.

Catia frequentava assiduamente i sacramenti ma pensava che c’era una dicotomia molto netta tra la chiesa e il quotidiano, “vado in chiesa ma fuori vivo secondo le regole del mondo” . In contemporanea al corso infermieristico, ha intrapreso un percorso di fede con il Rinnovamento nello Spirito grazie al quale ha scoperto che se si crede in Dio si vive il proprio quotidiano in un’ottica diversa. Quegli incontri erano frequentati anche da Padre Leone Campana, fratello della Beata Santina Campana.

Nel 1996, il gruppo l’ha inviata a un corso di formazione della musica e del canto a Ofena e in quella occasione ha conosciuto Roberto Mancini con il quale è convolata a nozze nel 1999. Da fidanzati si erano ripromessi di vivere il matrimonio nel totale abbandono a Dio, aperti alla vita e disposti ad andare in giro per il mondo ad annunciare la “lieta novella”.

Appena finito, il corso infermieristico è entrata a lavorare in una cooperativa che gestiva il servizio Adi (assistenza domiciliare integrata) dell’ospedale di Chieti. Usciva da casa alle sei del mattino e vi rientrava alle undici di sera. Tra i vari pazienti che assisteva c’erano anche molti malati terminali. Tra questi c’era Simona, una sua coetanea che le è entrata nel cuore e di cui ha una foto esposta nella sua sala, con un tumore avanzato alla gola.  All’inizio Catia aveva percepito che lei si era accorta della sua inesperienza . Simona le faceva sempre trovare un dolce fatto in casa. Dopo che è venuta a mancare, i genitori di Simona le avevano riferito che la figlia aveva espresso il desiderio di regalarle il suo telefonino visto che ne era sprovvista. Non le hanno dato quel telefonino perchè per loro era un ricordo, ma le hanno comprato un telefonino perfettamente uguale, il primo cellulare di Catia!

Appena diplomatasi in infermeria,  aveva partecipato a un concorso per infermieri in Emilia Romagna perché aveva il desiderio di trasferirsi in questa regione. Ha superato il concorso ma l’hanno immessa in ruolo dopo il matrimonio e la nascita del primo figlio e così nel 2000 la giovane famiglia si è trasferita a Modena. Roberto ha trovato subito lavoro grazie alla sua grande competenza nel settore auto. Dopo alcuni mesi Catia era in dolce attesa. Gestire la famiglia, la gravidanza e il lavoro era diventato troppo problematico. Non poteva ricorrere all’interdizione perché la sua non era una gravidanza a rischio e così si è licenziata e sono ritornati a San Salvo.

Oggi Catia e Roberto hanno sette figli e se le chiedi com’è la vita di una famiglia fatta di nove persone lei risponde: “Semplicemente meravigliosa. E’ normale che a volte avverta la stanchezza e che ci sono momenti in cui vado in tilt come tutti.  Viviamo le difficoltà e le gioie di una qualsiasi famiglia nelle varie fasi della vita dei figli. Il mio cuore esulta quando ci sediamo a tavola e ognuno racconta quanto gli è accaduto nella giornata o quando vedo i miei figli che vanno d’accordo e si aiutano a vicenda.  Molti mi dicono che questa mia scelta mi preclude di realizzarmi nel lavoro e di avere del tempo per me stessa ma non è così. Ultimamente ho anche imparato a suonare la chitarra frequentando un corso presso la scuola di musica di Lara Molino. Ho vissuto la mia giovinezza nella sua pienezza e in maniera serena e se prima l’andare in discoteca, qualche volta mi lasciava un senso di vuoto, oggi anche se arrivo a sera stanca morta e sembra quasi che non ho fatto niente, mi sento riempita nell’anima”.

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