Il mio ricordo di Eugenio

Eugenio Di Petta, un vero fratello in Cristo.

Ho conosciuto Eugenio grazie a sua cognata Alberta (tutti la chiamiamo Tina). Venticinque anni fa Tina, io e tanti altri giovani stavamo conoscendo il gruppo del Rinnovamento Nello Spirito a San Salvo e siccome casa sua stava proprio vicino alla chiesetta della Madonna delle Grazie (luogo tuttora deputato agli incontri del gruppo), spesso ci ritrovavamo da lei. All’epoca nessuno dei sei figli di Antonietta e Pierino Ruggeri era sposato e nonostante la casa non fosse enorme, c’era sempre spazio per far sentire accolti tutte le comitive di amici dei figli. Eugenio e Rosita (sorella di Tina) erano dei semplici fidanzati. Di questa coppia mi colpiva un particolare che li differenziava nettamente da tutte le altre coppie che conoscevo in quel periodo: non si scambiavano mai un bacio o una carezza in pubblico, scherzavano sempre tra di loro e in modo amorevole anche sui difetti dell’altro. Di primo acchito si aveva quasi l’impressione che erano dei semplici amici eppure avendoci a che fare ci si accorgeva che c’era una complicità d’animo davvero fuori dal comune.

Un po’ di tempo dopo, Eugenio ha cominciato a frequentare il corso di fisioterapista a Pescara e ci incontravamo sempre alla stazione perché prendavamo lo stesso treno. Non lo vedevi mai col muso, sempre con il sorriso e sempre pronto allo scherzo. Aveva lo sguardo di un giovane innamorato davvero della vita e sapeva trasmettere tutta la sua positività.

Eugenio e Rosita prima da fidanzati e poi da sposati insieme ai loro figli, hanno accolto il cammino degli Scout. Era un mondo che non mi apparteneva ma ne ero profondamente affascinata e appena il mio primo figlio ha compiuto i fatidici 8 anni (come tantissimi altri genitori) gli ho proposto il cammino degli scout e lì anche lui ha incontrato Eugenio, Akela. Eugenio è stato un educatore eccezionale prima di vita e poi di fede per mio figlio e per un numero innumerevole di ragazzi.  Come mamma lasciare mio figlio di soli otto anni dormire fuori casa per una settimana e senza avere la possibilità neanche di sentirlo per telefono è stata un’occasione di crescita per entrambi. Di sicuro mi ha aiutato a lasciarlo andare il comportamento di Eugenio durante gli incontri settimanali.

Chiedendo a mio figlio e altri suoi compagni di ricordare Eugenio sono tutti concordi in questo pensiero. “ Eugenio era una persona fantastica. Ci sapeva capire e ci aiutava nelle difficoltà. Sapeva farci ridere sempre. Quando voleva richiamarci all’ordine ci intonava il suono di un usignolo. Una sera, durante il campo di Guardiabruna, ha voluto portarci a vedere le stelle e nella sua macchina a sette posti aveva abbassato i sedili ed eravamo saliti un sacco di ragazzi. Durante il breve tragitto all’unisono abbiamo intonato “We will rock you”. Arrivati sul posto, ci siamo tutti sdraiati a contemplare un cielo stellato incredibile. Quando si trattava di giocare lui era il primo “mattacchione simpaticone”. Eugenio ci fa pensare ad Akela che era un lupo forte senza timore. “   

Con lo scherzo e con l’ironia sapeva richiamare anche noi genitori quando non riuscivamo a considerare i nostri figli come dei doni con delle proprie aspettative.

Ero all’inizio del mio percorso nel mondo del giornalismo con Sansalvo.net. Un giorno gli ho proposto un’intervista sul mondo degli scout. Ha accolto subito con gioia questa proposta. Tanti altri, anche in altri ambiti, invece mi hanno risposto “mi vergogno e non mi voglio mettere in mostra. Ciò che faccio deve restare nel segreto. Solo Dio deve sapere”. Ma per lui “la lieta novella va annunciata in ogni dove e in ogni modo, non è un fatto privato”. Nonostante era entusiasta, mi ha detto “prima però devo chiedere a don Raimondo e agli altri capi”.  Dopo questo ok mi ha rilasciato la sua bellissima testimonianza sull’esperienza scout. Avevamo parlato ma quando dovevo inserire l’articolo non riuscivo a trovare una sua foto neanche su Facebook e così alla fine di una processione ha accettato di farsi fotografare non da solo ma insieme a Don Raimondo. Tecnicamente quella foto era pessima e persino sfocata, ma a lui è piaciuta tantissimo, quando l’ha vista pubblicata mi ha detto “è bellissima, è molto particolare”.

Con lui non avevo un rapporto di amicizia di quelle che ci si frequenta assiduamente. I nostri incontri erano davanti la scuola quando riprendavamo i nostri figli, agli eventi scout, in parrocchia e quando accompagnavo i miei familiari nel suo ambulatorio per le terapie ma condividevamo la stessa passione per Cristo.

Ho pregato e ho fatto pregare anche i miei figli per lui e per la sua famiglia e quando ho saputo la notizia del suo ritorno alla casa del Padre ho pianto e soffro umanamente come per mio fratello, che è venuto a mancare nel 2009. Il Signore non ha voluto lasciarlo ancora un pò con noi, ma sono sicura che tutte quelle preghiere che sono state fatte da tutti coloro che hanno avuto la grazia di conoscerlo e apprezzarlo,  porteranno comunque dei buoni frutti che solo il Signore conosce. Dio provvederà e si prenderà cura della famiglia che si era costruito. La mia certezza è che per me Eugenio era un fratello in Cristo che ora vive su ali d’aquila.

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