“Ma Gesù chi si crede di essere?”

(Commento al vangelo di don Simone Calabria)

Tutta la liturgia di oggi, ci offre delle indicazioni per farci comprendere qual è la nostra identità di cristiano. Noi, spesso ci chiediamo: che differenza c’è tra un cristiano e un non cristiano? Possiamo arrivare a una risposta partendo, innanzitutto, dal problema della vera identità: Chi è Gesù per me? Noi chi siamo?. Non si può credere senza conoscere e per conoscere una persona occorre starci e avere tempo, disponibilità, apertura del cuore. Non basta giudicare come di solito avviene nella nostra vita quotidiana. È Gesù Cristo la nostra vera identità: questa è la salvezza…credere in Lui.

Subito nasce una obiezione: ma come? Lui, un uomo come me, come noi, fatto di carne ed ossa, come può pretendere di avere un’importanza decisiva per la nostra salvezza? Ma se di Lui conosciamo vita, morte e miracoli? Ma chi crede di essere? S. Luca scrive: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”».

Ognuno di noi ha un modo ben diverso da Dio di giudicare le cose che ci accadono. Nel giudicare, per lo più ci fermiamo all’apparenza; ci lasciamo guidare da emozioni superficiali, oppure da gelosie. Forse anche nel caso di Gesù i suoi compaesani si chiedevano: perché lui deve essere così, e noi no?Tuttavia la difficoltà di capire l’identità di una persona, di come è fatta, spesso non viene solo dagli altri, ma pure da se stessi.

Succede quando ci si sottovaluta, non si ha stima di se stessi, magari perché giudichiamo con i criteri correnti: guardare i risultati (è più bravo di me), le doti, le qualità, che attirano l’attenzione e l’ammirazione delle persone. Di conseguenza, ci pesa il vivere la giornata, si dà spazio ai sensi di colpa.

È Dio che comunque giudica in profondità ognuno di noi: «Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato» (I Lettura).

Essere «consacrati» vuol dire essere amati; significa essere messi nel gruppo degli intimi del Signore; chiamati da Lui per nome; scelti liberamente.

L’identità cristiana parte tutto da qui. Siamo stati fatti per stare con Dio, vivere in intimità con Lui nella carità, nell’amore: “La carità (l’amore) è magnanima, benevola, non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (Cor 12,4-8).

Per concludere, è nell’amore, nella carità, che si può corrispondere all’opera di Dio nei nostri confronti.

Dio entra in ognuno di noi e noi rispondiamo lasciandoci liberamente e completamente conoscere e avvolgere da Lui. Questa è la nostra vera identità cristiana.

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