La comunione di un figlio, un nuovo momento per riscoprire l’amore di Cristo

Quanti patentati ricordano tutto ciò che hanno appreso durante il corso di scuola guida? Forse gli istruttori sì perché è il loro lavoro! Nella maggior parte dei casi ci si ricorda dei segnali stradali più comuni, di dare la precedenza a destra, di rispettare le distanze di sicurezza con le altre macchine, di non sorpassare dove c’è scarsa visibilità, e altre reminiscenze che ci permettono di guidare quasi per inerzia.

Con la fede è la stessa cosa. Si acquisiscono gli insegnamenti (che hanno il valore di “semi destinati a portare frutto”) sulla chiesa in un età in cui non si ha ancora una maturità di vita che permette di apprenderne fino in fondo il senso in occasione del catechismo in preparazione alla prima comunione, cresima e matrimonio. Nella maggior parte dei casi queste nozioni divengono delle reminiscenze come quelle della scuola guida e che nel tempo possono divenire anche senza senso.

Se si ha l’occasione/la grazia di frequentare la vita di parrocchia e/o intraprendere uno dei tanti cammini di fede ecclesiali come l’Azione Cattolica, i Neocatecumeni, il Rinnovamento Nello Spirito, i Focolorini, Comunione Liberazione e Agesci (realtà tutte presenti a San Salvo) si comincia ad entrare nell’ottica della bellezza e della grandezza dell’Amore di Dio. Ma è comunque come uno stare davanti l’ingresso di una porta strettissima in cui si intravede soltanto, qualcosa di incredibilmente grande e meraviglioso e che è l’amore di Dio e di Santa Madre Chiesa. E ciò che in generale sono dei semplici precetti divengono degli atti di amore, conoscenza e condivisione con un Dio che ci ama immensamente e si ha sempre più sete di sapere per addentrarsi meglio dentro ciò che c’è al di là di quella porta stretta. Non a caso si parla di cammino di fede!

Ma anche in questo caso tanti insegnamenti ecclesiali non li si conoscono! È come se restassimo sempre e comunque sulla superficie dello scibile di Dio.

Quest’anno per la prima volta le parrocchie di San Nicola e San Giuseppe hanno intrapreso dei piccoli percorsi di fede pensati apposta per i genitori dei bambini e ragazzi che faranno la prima comunione e la cresima per far scoprire il senso e la bellezza del sacramento che stanno ricevendo i propri figli.

Durante questi incontri le catechiste e chi vive in qualche modo un cammino di fede testimoniano che significa Cristo nella loro vita. In altri si parla di cosa succede durante la celebrazione eucaristica. A conclusione del percorso ci sarà una giornata di convivialità. Il tutto è vissuto nel clima della serenità e della bellezza della fede.

Domenica in compagnia dei ragazzi tornati dalla GMG di Panama

(Articolo di Lorenzo Saturni)

Domenica 17 Febbraio 2019 nella parrocchia di San Nicola sono stati ospiti un gruppo di ragazzi di ritorno da Panama per vivere un’ altra GMG in Parrocchia.La festa e’ cominciata con la Santa messa delle ore 11:00. Prima della Santa messa Francesca Di Marco ha fatto i doverosi ringraziamenti e ha fatto indossare la tunica di Panama a Don Beniamino acquistata da tutti,specificando che la tunica va indossata sempre.

Angelo Di Bartolomeo prima dello spezzare del pane eucaristico ha illustrato gli oggetti che i ragazzi della GMG stavano esponendo ai piedi dell’ altare. Dopo la Santa messa il coro ha cantato l’ inno della GMG e a fine liturgia i ragazzi hanno condiviso il pranzo con Don Beniamino in sede.

I giovani hanno iniziati il momento di convivialità con il canto” Fame Fame Sete”, canto di ringraziamento al Signore.

Il tutto è stato allietato dal DJ Lorenzo che ha animato con le sue canzoni anche il pranzo. La sera la festa si è spostata in spiaggia per giocare a pallone e fare qualche video e qualche foto.

Arriverà presto a San Salvo una nuova statua della Madonna Addolorata

Michele Divito,lo scultore che sta realizzando l’opera per la comunità sansalvese, è stata apprezzato anche da papa Benedetto XVI

La prossima settimana arriverà a San Salvo una nuova statua della Madonna dell’Addolorata in stile settecentesco. La realizzazione della statua è stata commissionata dal parroco della chiesa di San Nicola Vescovo, don Beniamino Di Renzo a un’artista di Cerignola, Michele Divito. Maria D’Alessandro confezionerà l’abito appena la statua giungerà a San Salvo. Il busto è stato presentato dall’autore stesso alla trasmissione di Tv 2000 “Bel tempo si spera” del 18 febbraio.

Di seguito lo stralcio di un’intervista rilasciata dallo scultore Michele Divito al giornalista Vincenzo Barnabà per il sito di CerignolaViva (www.cerignolaviva.it/notizie/intervista-a-michele-divito/)

V- Chi è Michele Divito? Come si descriverebbe in 3 parole?
M – Michele Divito è caratterizzato da una spiccata sensibilità verso tutto ciò che parla della grandezza della natura, del creato e di chi l’ha costituito, e soprattutto verso la necessità altrui.. le tre parole che mi descriverebbero sono: tenacia, fede e perfezione.

V- Com’è vivere un mestiere così antico come quello dello scultore e essere consapevoli di possedere una delle poche botteghe ancora presenti in Puglia? Come spingeresti le persone ad aprire una “Bottega Artigianale” come la tua?
M – La spinta iniziale è stata ed è tutt’ora la volontà di creare una bottega come quelle rinascimentali, dove si realizzava di tutto ma a carattere sacro. La volontà di riprendere gli antichi materiali con antiche tecniche da me riviste e soprattutto la bellezza di un tempo ormai perduta..
Mi piacerebbe che queste nuove generazioni avessero il gusto di realizzare a mano il “bello” e che ci fosse la giusta dose di creatività e spirito di iniziativa. Lo auguro vivamente.

V – Quali sono stati i momenti più importanti della tua carriera e a quale statua sacrale sei più legato? Da dove trovi ispirazioni nel tuo lavoro?
M- Senza dubbio i momenti importanti sono sempre la presentazione al pubblico di una tua nuova opera, dopo averla “partorita” – risultato di tanti studi, pensieri, riflessioni.. e vedi la gente avvicinarsi, pregare ed emozionarsi.. come dicevo ogni opera è un figlio – tutti sono speciali.
La spinta a realizzare materialmente un’opera, avviene non prima di averla maturata nella mente in tutte le sue sfaccettature e non prima di avere sentito quel legame spirituale che ti unisce all’opera stessa che si intende raffigurare.

V – Cerignolano devoto, com’è stato portare un pezzo di Cerignola a Roma? Quali emozioni hai provato durante la consegna della statua al Papa? Come hai potuto incontrarlo?
M – Nel dicembre 2008 sono stato ricevuto da Sua Santità Benedetto XVI – ho realizzato per l’occasione un Gesù Bambino Benedicente di cm 70. Il Santo Padre pensava fosse antico ed io: “Santitá, questo Gesù Bambino l’ho realizzato nella mia bottega” e lui con stupore ha detto al cardinale che gli stava vicino: “portalo nel mio appartamento, lo terrò nella mia stanza..”
Per incontrarlo, scrissi al suo segretario dicendogli che desideravo incontrare il Santo Padre e che realizzavo arte sacra, e dopo circa sei giorni mi arrivò la convocazione in Vaticano.

V – Cosa consiglieresti a tutte le persone appassionate di scultura demotivate da questo meccanismo odierno che riesce solamente a distruggere i sogni dei prossimi lavoratori?
M – In ogni uomo c’è un seme chiamato passione, predisposizione o una cosa in particolare che riusciresti a fare con tanta voglia e non ti stanca mai. Questo è il segreto: credere nelle proprie passioni, farle fruttificare e soprattutto non scoraggiarsi mai sulle prime sconfitte apparenti, quelle non mancano ma fortificano e ti fanno progredire in meglio. L’essere tenaci su quello che crediamo è la chiave del successo.

Una domenica come tante: parrocchie sansalvesi che abbracciano famiglie, giovani e bambini

La messa domenicale rappresenta uno dei momenti cruciali della vita cristiana. Quando si entra in questo circolo di amore verso il Cristo vivente e della parrocchia ci si accorge della bellezza del suo messaggio per la vita di tutte le famiglie, dei suoi bambini, dei suoi ragazzi e dei suoi giovani. E nell’incontro domenicale intorno alla mensa eucaristica tutto è “eternamente nuovo”.

Domenica 17 febbraio le due parrocchie sansalvesi San Giuseppe e San Nicola Vescovo hanno vissuto dei momenti molto speciali e ricchi di emozioni e che hanno reso protagonisti i sette bambini che hanno fatto la promessa  Scout e i sei giovani sansalvesi che hanno partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù che hanno voluto stare di nuovo insieme con altri giovani provenienti da altre città del Molise e dell’Abruzzo conosciuti durante l’incontro con il papa.

Queste le testimonianze di due giovani delle due parrocchie

Il giorno della promessa è uno dei primi momenti significativi che un lupetto vive in branco. L’aspetto più bello è percepire l’emozione nei loro occhi e pensare che tu sarai lì al loro fianco, sempre finché loro lo vorranno, per noi capi è un onore indescrivibile. (Liliana Fabrizio una dei capi scout del gruppo Lupetti)

 

Siamo tornati da Panama…….e siamo qui con altri giovani dell’Abruzzo e del Molise che hanno vissuto con noi la GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTU’ per ritrovarci attorno alla Mensa del Signore e rinnovare nella nostra terra e nella nostra quotidianità il nostro si. La nostra adesione alla Chiesa Universale si concretizza nell’ essere parte attiva della Chiesa Locale, nel nostro essere operai nella Vigna del Signore che è la parrocchia……in comunione con il Parroco e camminando insieme a tutta la comunità.

Il cuore è ancora colmo di emozioni e tanta gioia. Nella sera della grande veglia al Campo San Juan Pablo IIabbiamo ascoltato come il “sì” di Maria riecheggia e si moltiplica di generazione in generazione. Il silenzio immenso dell’Adorazione Eucaristica vissuta da oltre 800 giovani provenienti da tutte le parti del mondo rimmarrà impressa sulla mia pelle a vita. A Gesu’ Eucarestia abbiamo affidato i nostri sogni ed i nostri progetti. Ecco il perchè di oggi, di nuovo insieme, con Lui e con tutti voi.

Sarebbero tanti i grazie da dire. Grazie alla nostra parrocchia e a chi ha anche voluto sostenere anche materialmente il nostro viaggio – vi abbiamo ricordato nella preghiera. Grazie alla nostra Azione Cattolica scuola del grembiule per tutti noi. E Grazie a te don Beniamino. Grazie perchè in te abbiamo ritrovato quella meravigliosità che il Papa ci ha ricordato era il grande dono di don Bosco e di tanti santi ossia guardare i giovani con gli occhi di Dio.

Volevamo dirti il nostro grazie con un dono bello e significativo, ci ha aiutato il nostro caro don Piero con il quale abbiamo vissuto questo frammento di tempo dall’altra parte dell’oceano. Ti abbiamo riportarto una casula della GMG che ti preghiamo, se vuoi, di indossare oggi con noi e per noi….giovani che tu sai guardare con gli occhi di Dio e che sei tornato a far sentire amati da tutta la comunità. (Francesca Di Marco)

 

 

Gesù siede davanti a una gran folla che attende una parola forte: “Beati voi poveri”

Commento al vangelo di don Andrea Manzone

Durante l’anno liturgico è frequente incontrare più volte la pagina biblica delle beatitudini; questa domenica ascolteremo la versione più asciutta ma forse più “viva” di Luca.

Una versione abbreviata, solo 4 beatitudini, ma anche estesa con altri 4 “guai!”, letteralmente “Ahimè” che Gesù consegna alla folla che lo ascolta. L’ingresso del vangelo è solenne; Gesù siede in un luogo pianeggiante, davanti ai suoi discepoli e alla folla convenuta da diversi luoghi della Palestina. Tutti attendono da lui una parola forte, che li scuota e che li istruisca.

È un’occasione ghiotta anche per Gesù, è il momento di maggiore ascolto, di maggior successo per lui. Stupisce allora che Gesù apra la bocca per proclamare una parola che, se secoli e secoli di ascolto passivo della Parola di Dio non ci avessero assuefatto e abituato, ci lascerebbe di stucco, forse ci indignerebbe: “Beati voi, poveri, perché vostro è il regno dei cieli”.

Sparisce anche quell’addolcimento della versione di Matteo (“poveri in spirito”) che potrebbe aprire ad una lettura un po’ più spirituale. Ad una prima lettura queste parole potrebbero essere addirittura offensive: che senso ha canonizzare una condizione così avvilente ed umiliante come quella dei poveri? Gesù forse desidera che rimaniamo sempre nell’indigenza e nel bisogno? E, guardando il primo “guai”, i ricchi sono forse maledetti?

Nulla di tutto ciò ovviamente. Questa domenica allora abbiamo una buona occasione per approfondire cosa significhi essere poveri secondo il Vangelo, e secondo Gesù. La povertà di cui parla Gesù più che uno stato è un atteggiamento di vita ben riconosciuto. Il greco usa una parola che in italiano potremmo rendere con “pitocchi”, che normalmente significa sciocchi, semplici, non adatti alla vita di mondo.

Il povero nella Scrittura è colui che pur avendo da vivere non compirà mai la scalata sociale fino alla ricchezza, non sarà mai del tutto indipendente, non vivrà mai al di sopra di qualcuno; il povero vive di generosità, di prossimità, ha nel suo DNA la condivisione, l’affidamento, la speranza.

I poveri sono coloro che non possiedono nulla perché già possiedono il Regno di Dio. E scusate se è poco.

Al discepolo di Gesù, destinatario del Vangelo di Luca, in quel Teofilo in cui tutti siamo significati, il Maestro raccomanda un atteggiamento che è difficile imitare o simulare: la piccolezza vissuta nella speranza. Come scrisse una santa che della piccolezza fece la sua via al cielo, S. Teresa di Gesù Bambino:

“Ciò che al buon Dio piace nella mia anima è il vedermi amare la piccolezza e la mia povertà, è la speranza cieca che io nutro nella sua misericordia”.

Dal Vangelo secondo Luca Lc 6,17.20-26

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante.
C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidóne.
Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva:
“Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati.
Beati voi che ora piangete, perché riderete.
Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già la vostra consolazione.
Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame.
Guai a voi che ora ridete,
perché sarete afflitti e piangerete.
Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti”.

Oggi la Chiesa celebra la 41° Giornata per la vita: “È vita, è futuro”. Il messaggio della Cei

GERMOGLIA LA SPERANZA

«Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa»(Is 43,19). L’annuncio di Isaia al popolo testimonia una speranza affidabile nel domani di ogni donna e ogni uomo, che ha radici di certezza nel presente, in quello che possiamo riconoscere dell’opera sorgiva di Dio, in ciascun essere umano e in ciascuna famiglia. È vita, è futuro nella famiglia! L’esistenza è il dono più prezioso fatto all’uomo, attraverso il quale siamo chiamati a partecipare al soffio vitale di Dio nel figlio suo Gesù. Questa è l’eredità, il germoglio, che possiamo lasciare alle nuove generazioni: «facciano del bene, si arricchiscano di opere buone, siano pronti a dare e a condividere: così si metteranno da parte un buon capitale per il futuro, per acquistarsi la vita vera» (1Tim 6, 18-19).

VITA CHE “RINGIOVANISCE”

Gli anziani, che arricchiscono questo nostro Paese, sono la memoria del popolo. Dalla singola cellula all’intera composizione fisica del corpo, dai pensieri, dalle emozioni e dalle relazioni alla vita spirituale, non vi è dimensione dell’esistenza che non si trasformi nel tempo, “ringiovanendosi” anche nella maturità e nell’anzianità, quando non si spegne l’entusiasmo di essere in questo mondo. Accogliere, servire, promuovere la vita umana e custodire la sua dimora che è la terra significa scegliere di rinnovarsi e rinnovare, di lavorare per il bene comune guardando in avanti. Proprio lo sguardo saggio e ricco di esperienza degli anziani consentirà di rialzarsi dai terremoti – geologici e dell’anima – che il nostro Paese attraversa.

GENERAZIONI SOLIDALI

Costruiamo oggi, pertanto, una solidale «alleanza tra le generazioni», come ci ricorda con insistenza Papa Francesco.  Così si consolida la certezza per il domani dei nostri figli e si spalanca l’orizzonte del dono di sé, che riempie di senso l’esistenza. «Il cristiano guarda alla realtà futura, quella di Dio, per vivere pienamente la vita ‒ con i piedi ben piantati sulla terra ‒ e rispondere, con coraggio, alle innumerevoli sfide», antiche e nuove. La mancanza di un lavoro stabile e dignitoso spegne nei più giovani l’anelito al futuro e aggrava il calo demografico, dovuto anche ad una mentalità antinatalista che, «non solo determina una situazione in cui l’avvicendarsi delle generazioni non è più assicurato, ma rischia di condurre nel tempo a un impoverimento economico e a una perdita di speranza nell’avvenire. Si rende sempre più necessario un patto per la natalità, che coinvolga tutte le forze culturali e politiche e, oltre ogni sterile contrapposizione, riconosca la famiglia come grembo generativo del nostro Paese.

L’ABBRACCIO ALLA VITA FRAGILE GENERA FUTURO

Per aprire il futuro siamo chiamati all’accoglienza della vita prima e dopo la nascita, in ogni condizione e circostanza in cui essa è debole, minacciata e bisognosa dell’essenziale. Nello stesso tempo ci è chiesta la cura di chi soffre per la malattia, per la violenza subita o per l’emarginazione, con il rispetto dovuto a ogni essere umano quando si presenta fragile. Non vanno poi dimenticati i rischi causati dall’indifferenza, dagli attentati all’integrità e alla salute della “casa comune”, che è il nostro pianeta. La vera ecologia è sempre integrale e custodisce la vita sin dai primi istanti.

La vita fragile si genera in un abbraccio: «La difesa dell’innocente che non è nato deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo». Alla «piaga dell’aborto» – che «non è un male minore, è un crimine» – si aggiunge il dolore per le donne, gli uomini e i bambini la cui vita, bisognosa di trovare rifugio in una terra sicura, incontra tentativi crescenti di «respingere profughi e migranti verso luoghi dove li aspettano persecuzioni e violenze»

Incoraggiamo quindi la comunità cristiana e la società civile ad accogliere, custodire e promuovere la vita umana dal concepimento al suo naturale termine. Il futuro inizia oggi: è un investimento nel presente, con la certezza che «la vita è sempre un bene» per noi e per i nostri figli. Per tutti. E’ un bene desiderabile e conseguibile.

“Ma Gesù chi si crede di essere?”

(Commento al vangelo di don Simone Calabria)

Tutta la liturgia di oggi, ci offre delle indicazioni per farci comprendere qual è la nostra identità di cristiano. Noi, spesso ci chiediamo: che differenza c’è tra un cristiano e un non cristiano? Possiamo arrivare a una risposta partendo, innanzitutto, dal problema della vera identità: Chi è Gesù per me? Noi chi siamo?. Non si può credere senza conoscere e per conoscere una persona occorre starci e avere tempo, disponibilità, apertura del cuore. Non basta giudicare come di solito avviene nella nostra vita quotidiana. È Gesù Cristo la nostra vera identità: questa è la salvezza…credere in Lui.

Subito nasce una obiezione: ma come? Lui, un uomo come me, come noi, fatto di carne ed ossa, come può pretendere di avere un’importanza decisiva per la nostra salvezza? Ma se di Lui conosciamo vita, morte e miracoli? Ma chi crede di essere? S. Luca scrive: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”».

Ognuno di noi ha un modo ben diverso da Dio di giudicare le cose che ci accadono. Nel giudicare, per lo più ci fermiamo all’apparenza; ci lasciamo guidare da emozioni superficiali, oppure da gelosie. Forse anche nel caso di Gesù i suoi compaesani si chiedevano: perché lui deve essere così, e noi no?Tuttavia la difficoltà di capire l’identità di una persona, di come è fatta, spesso non viene solo dagli altri, ma pure da se stessi.

Succede quando ci si sottovaluta, non si ha stima di se stessi, magari perché giudichiamo con i criteri correnti: guardare i risultati (è più bravo di me), le doti, le qualità, che attirano l’attenzione e l’ammirazione delle persone. Di conseguenza, ci pesa il vivere la giornata, si dà spazio ai sensi di colpa.

È Dio che comunque giudica in profondità ognuno di noi: «Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato» (I Lettura).

Essere «consacrati» vuol dire essere amati; significa essere messi nel gruppo degli intimi del Signore; chiamati da Lui per nome; scelti liberamente.

L’identità cristiana parte tutto da qui. Siamo stati fatti per stare con Dio, vivere in intimità con Lui nella carità, nell’amore: “La carità (l’amore) è magnanima, benevola, non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (Cor 12,4-8).

Per concludere, è nell’amore, nella carità, che si può corrispondere all’opera di Dio nei nostri confronti.

Dio entra in ognuno di noi e noi rispondiamo lasciandoci liberamente e completamente conoscere e avvolgere da Lui. Questa è la nostra vera identità cristiana.

Candelora e san Biagio, 2 e 3 febbraio, orari celebrazioni a San Salvo

Il 2 e il 3 febbraio sono due giorni molto sentiti nella tradizione cristiana in cui si celebrano rispettivamente la candelora e San Biagio.

Il 2 febbraio, precisamente 40 giorni dopo il Natale, si celebra la festa liturgica della Presentazione al Tempio di Gesù, raccontata dal vangelo di Luca, e popolarmente detta “candelora” perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo luce del mondo come viene chiamato il Bambino Gesù dal vecchio profeta Simeone.

Questi gli orari delle celebrazioni della Candelora a San Salvo:

  • ore 8.30 San Salvo città parrocchia San Giuseppe
  • ore 17,00 recita santo rosario presso la chiesetta di San Nicola in corso Garibaldi e a seguire breve processione con le fiaccole accese rientro nella chiesa principale e celebrazione Santa Messa.  (San Salvo città parrocchia di San Nicola)
  • ore 17.30 San Salvo Marina parrocchia Resurrezione Nostro Signore Gesù Cristo

Il 3 febbraio si festeggia San Biagio, ricorrenza che cade subito dopo la Candelora, quasi a cercare una protezione divina ulteriore. Si tratta di un Santo conosciuto e venerato. La più nota è quella che sostiene che il Santo si trovò a guarire un giovane che stava morendo perché una spina di pesce gli occludeva la gola. A quell’atto risale il rito di alcuni sacerdoti sulla “benedizione della gola” di tutti i fedeli.

Coincidendo quest’annno con la domenica le celebrazioni di san Biagio saranno quelle della domenica:

  • ore 8.30 San Salvo città parrocchia San Giuseppe
  • ore 9 San Salvo città parrocchia San Nicola
  • ore 9. 30 San Salvo Marina chiesetta Madonna di Fatima in contrada Stazione
  • ore 10 San Salvo città parrocchia San Giuseppe
  • ore 11 San Salvo città parrocchia San Nicola
  • ore 11 San Salvo Marina parrocchia Resurrezione Nostro Signore Gesù Cristo
  • ore 11.30 San Salvo città parrocchia San Giuseppe
  • ore 17.30 San Salvo Marina parrocchia Resurrezione Nostro Signore Gesù Cristo
  • ore 17.30. 00 San Salvo città parrocchia San Nicola
  • ore 18.30 San Salvo città parrocchia San Giuseppe

“Non possiamo vivere se non viviamo in comunione con il fratello”

La testimonianza di Francesca Di Marco alla Gmg

Cos’è l’uomo senza l’altro. Ogni uomo, se e quando non sceglie l’eremo, è un uomo che naturalmente vive con l’altro. Nessuno può vivere da solo! Ve lo immaginate se Dio avesse creato un solo uomo giusto per? Cosa sarebbe la vita di quell’uomo? Chi potrebbe amare, per chi potrebbe lavorare, con chi potrebbe scambiare quattro chiacchiere, da chi potrebbe ricevere gesti di affetto, con chi si potrebbe confidare, quale utilità avrebbe il suo agire, il suo essere…? Se Dio avesse creato un solo uomo non sarebbe un Dio di amore ma un Dio che voleva soddisfare semplicemente un suo ego. Ma Dio è “l’Amore” e tutto ciò che proviene da Lui non può essere altro che l’emanazione di questo suo essere semplicemente “Amore”. E così ha creato l’uomo con lo stesso spirito con cui un marito e una moglie mettono al mondo un figlio: semplicemente per puro amore e senza e aspettarsi niente in cambio e lo ha chiamato a vivere insieme agli altri e a costruire relazioni d’amore all’interno delle mura domestiche, nei luoghi di lavoro, in quelli di svago e in ogni altro luogo. Le testimonianze dei nostri ragazzi sansalvesi su cosa stanno vivendo a Panama con la Giornata Mondiale della Gioventù riescono a trasmettere quello che forse poteva essere l’immagine del sogno di Dio per l’uomo: tutti sotto uno stesso cielo che vivono nella consapevolezza dell’immensità dell’amore del Padre celeste e dell’essere come fratelli che condividono fatiche, gioie, e dolori. Si fanno l’uno dono dell’altro. Non ci sono mura, è come se parlassero tutti una stessa lingua, e anche se sono in tanti e ognuno con la sua identità, sono come un tutt’uno dove ognuno diviene il completamento dell’altro.

Di seguito la testimonianza di una dei sei giovani sansalvesi che ora si trovano a Panama, Francesca Di Marco

Papa Francesco nel discorso di apertura della GMG, a tutti i giovani ha detto “dovete essere ponte che unisce”. Questo è Panama, un ponte che ha unito milioni e milioni di giovani da tutto il mondo.

Spesso si ha paura dei ponti, si ha paura che possano crollare per la poca stabilità, ma posso assicurarvi che questi ponti, costruiti da noi giovani, non possono crollare. L’ho capito quando guardando Cinta Costera (il parco dove abbiamo celebrato la via Crucis e l’arrivo del Papa) vedevo ragazzi che marciavano, ballavano, cantavano, correvano da una parte all’altra pur di incontrare un compagno che neanche parla la stessa lingua. Volti sorridenti e neanche un accenno di tristezza o malinconia. Era il tramonto, quando ero intenta a fissare lo sguardo del mondo sul Papa, che raccontava di come i giovani possono e devono cambiare il mondo, di come devono dedicare la loro vita al prossimo, perché senza una vita in relazione con l’altro siamo singoli uomini e non comunità.

Ho gli occhi lucidi quando penso a quanto amore, quanta allegria, quanta spontaneità e familiarità ci sia in queste persone che ho avuto il privilegio di conoscere, con quanta facilità si parli, senza pregiudizi.

Mi piace pensare che, in questa costruzione di questo ponte, possa metterci del mio per renderlo ancora di più forte e stabile.

Abbiamo ancora tanto lavoro da fare, tanto da camminare e imparare. Cari giovani, cara Francesca, noi siamo un ponte e non dobbiamo aver paura di camminare.

Cammino, cammino e tanto cammino! Le catechesi di questi giorni sono state, occasioni di incontri spettacolari! Si è parlato dei sogni di noi giovani, di quello che vogliamo per la Chiesa, ed è emerso che tutti vogliamo la stessa cosa: fiducia, forza e sostegno! Don Nicola, il parroco che ha tenuto una delle catechesi ha detto una cosa che mi ha davvero colpito, e che non possiamo vivere se non viviamo in comunione con il fratello, non esiste un individuo, ma una persona che condivide l’amore.

Abbiamo parlato di vocazioni e di quale può essere un nostro sogno, ed è qui che don Nicola ha fatto un paragone bellissimo “la vocazione è come una partita a ping pong e non ha schemi definiti, ma il tuo avversario risponde in base a come servi tu e noi con Dio possiamo giocarci, ricordandoci che la relazione con Dio è fondamentale in tutti gli ambiti della nostra vita. In gruppi da 4 abbiamo espresso i nostri sogni e i nostri pensieri su ciò che stiamo vivendo, ognuno con differenze, sia di età che caratteriali. Ho ascoltato le mie compagne e ho davvero capito di quanto Dio chiami la nostra vita a darle un senso. Questa ragazza, veneziana, ci ha detto che fino a 4 anni fa aveva sempre messo una croce sopra a Dio e sopra alla chiesa, quando poi in un sogno vede una suora che le dice ” Dio ti ama”, lei da allora vive la sua vita con Dio, vive la sua vita in relazione con il prossimo e con Dio. Tante altre piccole sfumature di queste giornate tutte molto intense, che stanno man mano dando colore e vita al mio quadro.

Ovviamente non sono mancate le risate, i balli e i canti fatti in allegria e gioia… Un piccolo scambio di bracciali con i nostri fratelli dell’Ecuador, del Cile e di tanti altri paesi, un gesto facile, veloce che però rende tutti fratelli sotto lo stesso cielo stellato. Viviamo così, senza limiti, senza pregiudizi e con facilità.

“Condividete la fede, raccontate la Buona Novella. Non siete il domani ma l’adesso di Dio”

Quando incontri Cristo non Lo incontri una volta per sempre ma Lui sa stupirti in ogni istante al’ di là di ogni nostra aspettativa. E ci sono dei luoghi privilegiati in cui Dio parla in maniera davvero speciale. Ed è quello che sta facendo in questi giorni a Panama con i giovani di tutto il mondo con la Giornata Mondiale della Gioventù. Usando le parole di una giovane sansalvese che in questi giorni si trova lì “Lo Spirito Santo è pieno di fantasia : è quasi una fantasia impazzita” che travolge all’interno di quell’immenso vortice dell’Amore di Dio di quello che poi naturalmente conduce all’incommensurabile desiderio e necessità di condividere e di trasmettere tanta meraviglia a tutto il mondo. Un cuore che esplode di gioia e che sa contagiare. E non c’è età per tutto questo amore: non si è mai troppo giovani e mai troppo vecchi.

Questa è la testimonianza di una ragazza giovanissima di soli 14 anni, Roberta Maria Di Bartolomeo che ora si trova a Panama

Ho iniziato questo viaggio con tante paure, con  la paura di essere troppo piccola per un’ esperienza così grande, con la paura di non essere all’ altezza, con la paura dell’ adattamento, della nostalgia di casa e addirittura delle persone che avrei potuto avere a fianco…
Sono partita per questo viaggio con un solo piccolo, grande obiettivo….Gesù.
E so che può sembrare scontato ma migliaia e migliaia di persone sono partite per arrivare dall’ altra parte del mondo per questo piccolo enorme amore….
E quando penso a questo tutte le paure crollano, tutte le barriere si distruggono.
E si creano ponti infiniti fra tutte le nazioni che rendono la terra un unico luogo di vita senza barriere e senza muri. All’ apertura il Papa ci ha detto : ” portate nel mondo la cultura dell’ amore e la cultura dell’ incontro , siate costruttori di ponti non di muri “.  Con la tenacia del ” costruttore” vorrei cancellare tutte le mie invisibili insicurezze e le mie grandi paure per provare ad  essere ” il capolavoro” che Lui ha pensato quando mi ha creato. Scoprire il mio talento e farlo fruttare, perché’ ora so che ” Dio  ha creato in ognuno di noi una meraviglia stupenda” non c’e’ eta’ per raccontare tutta questo Amore. E con questa forza ho preparato il mio sacco a pelo per andare alla veglia di questa Gmg che mi sta cambiando la vita.Poi il caldo, la fatica, la stanchezza per tuffarmi in un mare di colori, musica, storie di ogni parte del mondo. Notte di festa, notte di Adorazione,  notte di gioia e preghiera, sotto un cielo nero e una coperta di stelle, notte che ricorderò’ per tutta la vita. Ogni parola e’ scolpita in me :” – Cercate il vostro piccolo pezzo di cielo… Scoprirete di quale pezzo di cielo prendervi cura.
Lui guarda ai vostri sogni così belli
Buttatevi nel vivo della vita….
Lasciamoci bagnare da questa folla come un tutto nell’ oceano della Chiesa e  dell’ umanità’ – cardinal  Bassetti – e poi lui, Papa Francesco : ”
Io per chi sono?
Lo Spirito Santo è pieno di fantasia :
È quasi una fantasia impazzita.
Donaci Signore il coraggio della testimonianza”
Non siate invisibili. Siate influencer di Gesu’ come lo fu Maria.
Condividete la fede, raccontate la Buona Novella. Non siete il domani non siete il frattempo siete l’ adesso di Dio…” e il mio adesso sara’ il ritorno a casa, nella mia parrocchia, nella mia città’ , nella mia scuola. Nel cuore un desiderio:  Arrivederci in Portogallo.