Festa dell’Immacolata Concezione: “La Madonna sorregge il mondo”

(Articolo di Fra Emiliano Antenucci)

“Dio potrebbe fare certamente un mondo più bello di questo; ma non sarebbe più bello se vi mancasse Maria”. (San Giovanni Maria Vianney)

“O Maria Immacolata, stella del mattino, che dissolvi le tenebre della notte oscura, a Te ricorriamo con grande fiducia!”(papa san Giovanni XXIII)

La Madonna chi è? Per alcuni una statua, un simbolo cristiano, una semplice donna, una rappresentazione della “Dea Madre”… per noi cristiani non è cosi’. La prima parola che impariamo è mamma e l’ultima parola che diciamo prima di passare dalla terra al cielo è mamma. La madre lo abbiamo nel nostro “DNA” e anche quando ci sono delle esperienze di abbandono materno, il bambino si riorganizza per identificare la madre.

Per noi la Madonna è la nostra madre, Colei che ci culla nel pianto, ci accarezza nel dolore, ci consola nel lutto, ci abbraccia nella sofferenza e ci comprende nell’incomprensione. Non c’è donna che sostituisca la Madonna. Tutti i santi lo hanno amata di un amore unico e privilegiato. Tutto tuo Maria, perché sotto il Tuo Manto né freddo, né male, né fuoco, né pericoli non potranno minimamente scalfire e far del male al tuo figlio e ogni figlio sulla terra che tu proteggi grandemente. Tutte le volte che il diavolo vede un’anima consacrata alla Madonna attacca ferocemente, ma fa sempre un passo indietro, perché Satana abbaia, ma non morde, ruggisce, ma non sbrana, anzi “taglia la coda” e scappa velocemente per la paura della Madre di Dio che lo schiaccia grazie alla sua purezza, umiltà e docilità.

La Madonna sorregge il mondo con la forza dell’umiltà, con la gioia dell’Incarnazione di Dio e con la speranza della salvezza per tutti gli uomini.

Concludo con due preghiere bellissime alla Madre del Signore di sant’Antonio di Padova:

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1. Ti preghiamo, signora nostra,

speranza nostra:

tu, stella del mare, illumina i tuoi figli

travolti da questo tempestoso mare del peccato;

facci giungere al porto sicuro del perdono

e, lieti della tua protezione,

possiamo portare a compimento la nostra vita.

Con l’aiuto di colui che tu hai portato in grembo

e che il tuo santo petto ha nutrito.

A lui è onore e gloria

per i secoli eterni. Amen.

2. Signora nostra,

unica speranza nostra,

ti supplichiamo di illuminare le nostre menti

con lo splendore della tua grazia,

di purificarci

con il candore della tua purezza,

di scaldarci

con il calore della tua visita

e di riconciliarci con il Figlio tuo,

perché possiamo meritare di giungere

allo splendore della sua gloria.

Con il suo aiuto,

lui che, con l’annuncio dell’angelo,

assunse da te la gloriosa carne

e volle abitare per nove mesi nel tuo grembo.

A lui l’onore e la gloria

per i secoli eterni. Amen.

Chi è violento è un debole

(Articolo di Fra Emiliano Antenucci)

Dovremmo essere esperti di umanità, di fraternità, di pace, di perdono e di compassione vera
C’è una violenza fisica, morale e verbale sulle donne, sugli uomini, sugli animali e su tutte le cose create che turba la Bellezza che Dio ha messo in ogni persona e nel mondo creato. I cristiani dicono: no ad ogni forma di violenza, non per un pacifismo sterile, ma per il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo (Ad esempio: La “teoria della non-violenza” di Gandhi è stata presa da lui stesso dalle beatitudine evangeliche).

Il Vangelo della pace e della fraternità ci fa essere contro tutte le guerre e le violenze, perchè siamo figli di Dio e non figli dei fiori. La violenza verbale, ad esempio, è collegata al potere che uno vuole esercitare sull’altro. Uno psicologo scrive che: “Cercare di oscurare le virtù degli altri esaltandone i difetti, non è altro che bisogno di accettare di se stessi. Mettere gli altri in situazioni di svantaggio, sminuirne il valore, approfittare della nostra forza e qualsiasi altra azione che possa svalutare una persona, non è altro che un gesto miserabile”.

Chi siamo noi per giudicaredenigrare oppure sparlare degli altri? Ha ragione Papa Francesco: “Prima di giudicare, guardati allo specchio!”. Allo specchio delle proprie fragilità, dei propri peccati e ad un’esame profondo di coscienza di come prego Dio e come amo gli altri, in modo particolare il mio prossimo. La violenza sembra forza, ma è debolezza, ed è una maschera di ferro che ci fa avere un cuore di latta, invece dovremmo essere esperti di umanità, di fraternità, di pace, di perdono e di compassione vera. Penso spesso che ognuno di noi vale molto di più di quello che pensano gli altri e di quello che pensiamo noi di noi stessi (alle volte abbiamo una bassa stima di noi), ma noi valiamo per Dio più degli angeli, più del cielo, più dell’universo intero.

Facevo giorni fa questa domanda ai detenuti del carcere dove vado: “C’è un’altro modo per rispondere alla vostra vita oltre la rabbia, l’odio, il rancore, la vendetta, la disperazione verso le situazioni della vostra vita e verso chi vi ha fatto del male?”. Non siamo tutti innocenti, ma siamo tutti colpevoli di non amare abbastanza gli altri, siamo tutti colpevoli, perché ci sentiamo troppo giusti e buoni nei confronti degli altri, siamo tutti colpevoli dei doni che abbiamo e non diamo agli altri, siamo tutti colpevoli di aver messo quel giusto, Gesù, sulla croce. Come posso rispondere alle persone moleste (sopportare le persone moleste è un’opera di misericordia)? Con la preghiera, il perdono, la vita, impegnandomi ancora di più nella strada della Luce e del bene. Fai silenzio, parleranno le lacrime che hai asciugato, i poveri che hai aiutato, la gente che hai fatto sorridere, ma soprattutto parlerà Dio nella tua vita. La volontà di Dio che stai compiendo insieme alle sue opere, non hanno bisogno di difesa o di trovare giustificazioni, anzi si difendono da sole, basta solo attendere in silenzio con la pazienza che è la forza che Dio che ci dà nelle prove.

Chiudiamo una bellissima preghiera trovata sul web: “Nel tuo nome, Dio della pace, m’impegno oggi a vivere, praticare e insegnare la nonviolenza di Gesù, a rinunciare alla violenza e a non cooperare con la violenza del mondo; ad amare ciascuno come mia sorella e mio fratello; a rispondere con l’amore e a non reagire con violenza; a perdonare coloro che mi hanno ferito e a riconciliarmi con ciascuno; ad accettare la sofferenza nel mio operare per la giustizia, piuttosto che infliggere altre sofferenze; a vivere in maniera più semplice in unità con tutta la creazione; a lavorare con gli altri per l’abolizione della guerra, della povertà, delle armi nucleari, del riscaldamento globale e di ogni violenza; a seguire Gesù il nonviolento, sulla via della croce, nella nuova vita di risorti, sapendo che la mia vita è nelle tue mani o Dio, che la vita, l’amore e la pace sono più forti della morte,dell’odio e della guerra; a cercare il regno di Dio della nonviolenza per il resto della mia vita; e a promuovere e di insegnare il messaggio evangelico della nonviolenza. Dio della pace donami la grazia e la forza di compiere questo impegno e fa’ di me uno strumento della tua pace“. Amen

Pregare la Madonna del Silenzio per non diventare chiacchieroni: consiglio di papa Francesco

Il 7 novembre scorso un gruppo della Vergine Del silenzio ha incontrato papa Francesco.
Il Pontefice si è fermato in piazza San Pietro a parlare con le ragazze dell’equipe del Silenzio.

E rivolgendosi a loro ha chiesto :

Ma voi pregate la Madonna del Silenzio? Ma voi sapete che la Madonna del Silenzio ci protegge tutti…per non diventare chiacchieroni. Qualcuno o qualcuna di voi è chiacchierone? No? Quando ti viene la voglia di chiacchierare morditi la lingua e prega la Madonna del Silenzio. Vi siete spaventati eh? Niente chiacchiericcio: quando esce il chiacchiericcio va fuori la Madonna, o la Madonna o il chiacchiericcio, dovete scegliere» (Papa Francesco).

(Foto copertina e  testo dal sito di Ateleia)

Pregare la Madonna del Silenzio per non diventare chiacchieroni è il consiglio di papa Francesco.

Lettera al fratello cercatore di felicità

(Articolo di Fra Emiliano Antenucci)

Caro fratello buono, ti scrivo questa lettera di getto con la penna e poi trascritta al computer. Mi dici
che la gratuità non è di questo mondo. Tutti ti chiedono cose, favori, lavori urgenti da sbrigare, ma
nessuno ti chiede: “Come stai?”. Nei tuoi occhi c’è un desiderio di luce e di bene infinito e grande.
Non so perché ti trattano male, ma credo che hai sofferto tanto nella vita ed hai imparato a tue spese
ad essere combattente come il “guerriero di Capestrano”.

Si, perché “l’amore e la rabbia” sono le uniche cose che ci fanno andare avanti nella vita, più di
tante raccomandazioni, amicizie varie e successo.
Essere VIP è facile, invece essere uomo è difficile. In un’intervista al grande genio napoletano
Eduardo De Filippo lo chiamano “Senatore..(perché lui era effettivamente stato nominato senato a
vita da Pertini per i suoi meriti artisti)”. Lui risponde: “Non chiamatemi senatore, ci ho messo una
vita a diventare Eduardo”. Si, perché il compito di ognuno di noi è essere se stessi fino in fondo, gli
altri ci vogliono diversi da come siamo.

Che tristezza quando ti identificano con un ruolo, un marchio o un soprannome e non ti chiamano
per nome. Il tuo nome è stato pensato e meditato da coloro che ti hanno dato la vita: i tuoi genitori.
Forse è il nome di tuo nonno o di una persona cara, ma una cosa è certa che Dio ci chiama per nome
ed il nostro nome è il vocabolo più bello che ha nel suo cuore, perché lo ha scritto con il rosso caldo
indelebile del Suo sangue sulla croce. Mi dici che sei razionale e materialista, ma non ci credo fino
in fondo, perché stai male giorni interi per un gattino che muore ed hai una sensibilità straordinaria.

Mi hai detto che mi ammiri che porto i sandali con i piedi scalzi e vorresti camminare anche tu
scalzo sui monti visitando quella piccola chiesetta che ti apre l’anima e ti fa respirare Dio nel
silenzio e nella pace di questo luogo.

Caro fratello buono, mi dici che sono troppo buono, per chiamarti buono. Credo nel valore di ogni
persona che vale più del cielo, delle stelle e dell’universo intero ed è capace, con l’aiuto di Dio, di
fare tante cose belle o brutte. I tuoi talenti sono tanti, alla fine della vita, il Signore ti chiederà che
uso ne hai fatto? Credo anche che la vita è l’arte dell’incontro, ed è proprio nell’incontro con gli altri,
si trasforma prima se stessi e si migliora il proprio cammino personale.

In quell’ospedale, quella domenica, non eravamo: “il diavolo e l’acquasanta” come ci disse scherzosamente quell’infermiera,
ma due persone alla ricerca delle cose belle della vita.
Quanto effimero c’è, quanto luccichio che annebbia la vista(come ti ho detto: “il diavolo luccica, ma
non illumina”), quanta apparenza ostentata, quanti finti e falsi rapporti ci sono.

Se ci perdiamo una birra al pub, un caffè al bar e una semplice pizza con gli amici (che sono pari a noi), siamo “giullari” tristi e falliti. Sicuramente hai dovuto scendere a tanti compromessi e questo forse ti fa stare male. Non dormi la notte e ti senti una certa agitazione e un certo tormento, anch’io dormo
poco la notte, non per l’insonnia, ma per la gioia, la pace e l’entusiasmo che Dio mi dà.

Mi dici che non hai religione, neanche io ho religione…, perché la religione lega, Dio libera. Il
cristianesimo non è una religione nel vero senso della parola, ma è un’Incontro che cambia la vita e
il cuore. Non avere paura di cambiare, abbi sempre la paura di rimanere peggiore e non migliorare
nella vita. Come ti dicevo per telefono: “La Libertà immensa che Dio ti dà nel cuore, nessuna
donna, nessuna cosa e nessun soldo te lo può dare sulla terra”.

Caro fratello buono, ti sento fratello e amico, e l’abito che porto non mi fa prendere le distanze, ma
anzi il suo colore marrone come la terra, mi ricorda che sono un “frate di campagna”, perché
ognuno di noi è “impastato” di terra e di cielo, di miseria e di misericordia, di tenebre e di luce, di
vanità e di umiltà, di peccati e di virtù. Tanti sbagli e tanti peccati si commettono per solitudine, per
incomprensione, per “ignoranza” del male e mancanza di conoscenza del bene. Non esisto lupi
cattivi, ma lupi soli come diceva Don Oreste Benzi. Dio “tre cose non può perdonare”:
1. Il fatto che noi non ci perdoniamo (Lui ci perdona sempre).
2. Il fatto che non chiediamo perdono.
3. Il fatto che crediamo che Dio non ci perdoni, anzi Lui ci perdona sempre, comunque e
dovunque, cancella tutti i nostri peccati.

Caro fratello buono, Agostino, uomo molto superbo di sé e convivente con la bella africana, è
diventato uno dei santi più grandi del cristianesimo.Ecco cosa scriveva di Dio, facendo esperienza
concreta di Lui: “Tardi ti ho amato, Bellezza così antica e così nuova, tardi ti ho amato. Tu eri
dentro di me, e io fuori. E là ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Tu
eri con me, ma io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle creature che non esisterebbero se
non esistessero in te. Mi hai chiamato, e il tuo grido ha squarciato la mia sordità. Hai brillato, e la
Tu Luce ha vinto la mia cecità. Hai effuso il tuo profumo; l’ho aspirato e ora anelo a te. Ti ho
gustato, e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato, e ora ardo dal desiderio della tua pace”.

Caro amico ho paura delle “bizzoche” di chiesa, della gente che si sente giusta, arrivata e apposto
con la coscienza, ed ho paura della cattiveria umana che fa più male di quella del diavolo che ha
scelto di essere cattivo in eterno. Leon Bloy, uno scrittore francese, un giorno si innamora di una
prostituta, poi la sposa e diventa sua moglie e fanno una bellissima famiglia. Nel suo diario scrive:
“Una santa può cadere nel fango, una prostituta può salire alla Luce!”.

C’è speranza e misericordia per tutti. Ognuno di noi è un potenziale santo o un potenziale delinquente. Dipende dalla nostra libertà e volontà che né il diavolo e né Dio possono cambiare. Ci vuole un miracolo! No, ci vuole solo che alziamo il nostro cuore al Cielo. Tu mi scrivi: “Devo sapere le risposte di tanti perché e tu solo mi puoi aiutare”. Caro fratello e amico, non sono “frate indovino”, ma ti scrivo cerchiamoli insieme questi “perché”, anch’io vorrei chiedere tanti “perché” a Dio, poi lo vedo che tace sofferente sulla croce, e m’invita a restare in silenzio e cercare il vero senso della mia vita e come
posso cercare la felicità.

Uno non è felice per quello che è o per quello che ha, ma accettando il proprio stato gioioso o doloroso che sia. La felicità non è pura astrazione, si può avere tutto ed essere vuoti, tristi e senza senso. L’angoscia, l’insoddisfazione e la noia sono i “veleni” per la nostra anima che aspira alla felicità. Credo che nella tua bontà, caro amico, vorresti fare giustizia per le
tante ingiustizie che hai visto nella tua vita, ma ricordati sempre le parole di santa Teresina, una
piccola, ma grande santa francese:

Se avessi mai commesso il peggiore dei crimini,
per sempre manterrei la stessa fiducia,
poiché io so che questa moltitudine di offese
non è che goccia d’acqua in un braciere ardente.

Oh, se potessi avere un cuore ardente d’amore
che resti il mio sostegno, non m’abbandoni mai,
che ami tutto in me, persino la mia debolezza,
e non mi lasci mai, né il giorno né la notte.
Non ho trovato mai creatura capace
d’amarmi a tal punto e senza mai morire,
di un Dio ho bisogno, che assunta la mia natura
si faccia mio fratello, capace di soffrire.
Io so fin troppo bene che le nostre giustizie
non hanno ai Tuoi occhi il minimo valore,
ed io, per dare un prezzo ad ogni mio sacrificio,
gettare lo vorrei, nel Tuo divino cuore.
No, Tu non hai trovato creatura senza macchia,
dettasti la Tua legge, tra i fulmini del cielo,
e nel Tuo sacro cuore, Gesù mi nascondo,
non tremo perché sei la sola mia virtù.
(S. Teresa di Gesù Bambino, monaca carmelitana francese (1873-1886) )

Caro fratello e amico, dal primo momento che ti ho incontrato, non smetto di pregare per te e
sembra che ci conosciamo da una vita, infine ti lascio con le parole del nostro scrittore Ignazio
Silone che dipinge in maniera perfetta la nostra gente: “II destino degli uomini nella regione che da circa otto secoli viene chiamata Abruzzo è stato
deciso principalmente dalle montagne […] il fattore costante della loro esistenza è appunto il più
primitivo e stabile degli elementi, la natura […] Le montagne sono dunque i personaggi più
prepotenti della vita abruzzese, e la loro particolare conformazione spiega anche il paradosso
maggiore della regione, che consiste in questo: l’Abruzzo, situato nell’Italia centrale, appartiene in
realtà all’Italia meridionale […] E questo perché la storia, che quel carattere ha formato, è stata
spesso assai dura, oscura e penosa, in un ambiente naturale quanto mai aspro, tra i più tormentati
dal clima, dalle alluvioni, dai terremoti. Il carattere peculiare dell’uomo abruzzese non tralignato è
dunque un’estrema resistenza al dolore, alla delusione, alla disgrazia; una grande e timorosa
fedeltà; una umile accettazione della “croce” come elemento indissociabile della condizione
umana.”.(Ignazio Silone scritto nel 1948)

Mi vengono in mente anche le parole del filosofo abruzzese Benedetto Croce: « …quando c’è
bisogno non solo di intelligenza agile e di spirito versatile, ma di volontà ferma, di persistenza e di
resistenza io mi sono detto a voce alta : tu sei abruzzese! »
Grazie della tua amicizia ti benedico Emiliano fratello e amico

“Siamo il volto di Dio”

(Articolo di fra Emiliano Antenucci)

Non mi dire che sono importante per te, se guardi continuamente il cellulare.
Non mi dire: “Ti Voglio Bene”, se mi ricatti moralmente e che la devo pensare come te.
Non mi dire: “Ti Amo per sempre”, perché è una “menzogna”, perché solo Dio ama per sempre,
cioè per l’eternità.
Non mi fare le feste davanti, se dietro le spalle mi fai il funerale.
Non mi chiamare: “Tesoro”, se sei avaro d’amore e se i possessivo e geloso.
Non mi dire: “Quanto sei bravo!”, se sei invidioso di me.
Non mi dire: “Tu sei la mia stella”, se al mattino e la sera non ti affacci alla finestra per guardare il
Cielo.
Dimmi: “Grazie”, perché possa essere ancor più grato a Dio per tutti i doni che fa.
Dimmi: “Scusa”, perché anch’io impari a perdonarmi e perdonare.
Guardami negli occhi, perché specchio dell’anima e dove ci sono scritti i segreti della mia anima e
la storia della mia vita.
Sorridimi, perché la gioia dona più luce della luce naturale e dona la vera pace del cuore.
Abbracciami, perché faccia esperienza della misericordia del Padre che non è solo nei cieli, ma
“tramite te” è qui sulla terra.
Ascoltami, perché mi senta amato e non giudicato, ma accolto per quello che sono veramente.
Quando mi parli “togliti e toglimi la maschera”, perché la vita non è un teatro o un film.
Quando m’incontri “non recitare”, ma sii semplice, spontaneo e vero. Ho bisogno di relazioni reali,
profonde e costruttive.
Ho bisogno del tuo silenzio- presenza che mi attende, che mi accoglie e che mi ama per quello che
sono. Ho bisogno del tuo: “Ci sono!”, perché non mi senta solo e condivida con te la mia gioia e la
mia sofferenza. Tu sei il volto di Dio e anch’io sono il Suo volto. Spesso giochiamo a carnevale e
quando Dio vuole apriamo gli occhi e gettiamo le maschere per vedere in ogni persona la “traccia
luminosa” del Volto di Dio.

“Le 10 regole per fare il bene e vivere meglio di fra Emiliano

(Decalogo di fra Emiliano Antenucci)

DECALOGO NEL FARE IL BENE

  1. Non pretendere di cambiare gli altri, ma convertire prima se stessi.
  2. Fare il bene, farlo bene e poi distaccarsi dal bene fatto.
  3. Non dare consigli se non sono richiesti dall’altro.
  4. Possiamo aiutare l’altro nella misura che si lascia aiutare.
  5. Vale più la prudenza nelle situazioni che agire d’impulso, d’ira o del sentimento momentaneo.
  6. Dare senza ricevere e quando si riceve ingratitudine o male, benedire e perdonare.
  7. Fare piccole cose di bene vale più di grandi gesta eroiche.
  8. La massima felicità non è essere felice, ma rendere felici gli altri.
  9. Dopo tutto il bene fatto dirsi a se stessi: “Sono un servo inutile ed è tutto è dono di Dio”.
  10. Fare tutto per la gloria di Dio e non per la propria.

(fra Emiliano Antenucci)

“Quando predichi, prima prega tanto, invoca lo Spirito Santo e parla con il cuore”

(Articolo di fra Emiliano Antenucci)

Il consiglio di fra Emiliano per i sacerdoti, i genitori, gli insegnanti e gli educatori

Di solito quando devo fare un’omelia o una catechesi non mi preparo, ma mi ricordo sempre le parole del mio accompagnatore spirituale, appena mi sono ordinato sacerdote, che mi disse: “Quando predichi, prima prega tanto, invoca lo Spirito Santo e parla con il cuore”. Preghiera forte e far parlare il cuore.

Andando a parlare ad un supercarcere e camminando velocemente con la macchina per trovarmi in orario, ascolto in radio la bellissima colonna sonora di Nicola Piovani de “La Vita è Bella”, vincitore di tre premi oscar.

Mentre ascolto questa musica spensierata, penso a questo film, ambientato in un campo di sterminio nazista, dove il protagonista Roberto Benigni fa credere al figlio che la vita è bella ed è un gioco, nonostante intorno a lui c’è la guerra e la malvagità. Questo è il compito di noi sacerdoti, ma anche di tutti i genitori, gli insegnati e gli educatori, che nonostante ci può essere la guerra dentro e fuori di noi, la vita è bella ed è degna di essere vissuta. Proprio vivendo così la vita scorre più bella e più leggera.

Poi accelerando con la macchina, rallento in curva ed i miei occhi rimangono colpiti da un lenzuolo bianco messo su un ponte, messo sicuramente da un folle innamorato, con questa scritta grande fatta con lo spray nero indelebile: “ANCHE TU SEI UNA PERSONA SPECIALE E AVRO’ CURA DI TE”.

Fra Emiliano: “A 14 anni vendetti i miei oggetti in oro e diedi il ricavato ai poveri”

Fra Emiliano Antenucci, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, inventore del corso «silenzio, parla il Silenzio», sostenuto dalla preghiera e dall’intercessione di venticinque monasteri di clausura, è nato qui in Abruzzo 10 marzo del 1979 a Vasto. Di seguito una breve intervista sulla sua vocazione che lo porta giorno dopo giorno ad annunciare la lieta novella del Cristo Risorto.

Quando e come nasce la tua vocazione sacerdotale e francescana?

Innanzitutto da un libro su San Francesco regalatomi da una suora. A 14 anni andai in gita ad Assisi e rimasi letteralmente folgorato dalla radicalità della figura di San Francesco. L’avvertivo come una figura estremamente attuale. Rientrato a casa, di nascosto da mia madre, presi tutti gli oggetti in oro che mi avevano regalato per il battesimo, comunione e cresima, li vendetti, mi comprai una bibbia e diedi tutto il resto ai poveri. Dopo quel gesto palesai il mio desiderio di consacrare la mia vita a Cristo a mia mamma ma lei mi disse: “per ora fai le superiori, se poi è una cosa che viene da Dio, lo farai”. E così feci: mi sono diplomato perito chimico all’Industriale di Vasto. In quegli anni anche se vivevo in tutto e per tutto come i ragazzi della mia età coltivando anche la mia passione per la musica (ho imparato a suonare sax, chitarra e pianoforte) alimentavo la mia fede con le scritture sacre e la frequenza dei sacramenti. Spesso stavo fino a sera inoltrata a leggere. Mia mamma pensava che stessi studiando invece leggevo la Parola di Dio. Un giorno un sacerdote in confessione mi disse: “la preghiera è il respiro dell’anima. Prova a tapparti il naso e cerca di respirare e così è il valore della preghiera per l’anima.”Questa frase mi ha segnato in maniera profonda e tutt’ora per me è il principale punto di riferimento. Guai a lasciare la preghiera! Quando si vedono consacrati spenti è perché hanno smesso di pregare. Dopo il diploma era ancora vivo quel desiderio di donare la mia vita a Dio in maniera totale ma il dubbio era “Con quale ordine religioso, ce ne sono tantissime”. In un viaggio a Fatima un sacerdote mi disse: “E’ vero che vuoi diventare un frate Cappuccino?“. E così, a 19 anni, dopo quella profezia intrapresi il percorso vocazionale per diventare un frate francescano a Penne (PE). Gli ultimi 5 dei dieci anni li trascorsi ad Assisi dove seguivo un gruppo di missionari. Nei mesi estivi andavo anch’io in Amazzonia con 40° e 80% di umidità. Mi ero convinto al 100% che sarei dovuto anch’io partire missionario. Ma come si suol dire “se vuoi far ridere Dio raccontagli i tuoi progetti”. Nel 2009 ci fu il terremoto dell’Aquila e io sentii forte la voce “va a riparare la mia casa”. E così lì fui chiamato e lì andai abbandonando il progetto del partire missionario.

Sei molto conosciuto per il percorso spirituale della Vergine del Silenzio ma com’è nata e di cosa si tratta?

Io ho una formazione francescana, benedettina e ignaziana. Ho sentito forte l’esigenza di vivere il silenzio per conoscere meglio stesso e ascoltare in profondità la voce di Dio. Per un anno intero in diverse tappe ho fatto esercizio del silenzio assoluto in vari eremi e ho intervistato tanti religiosi che erano avanti a me da questo punto di vista. Ho appreso più da questo anno di silenzio che da tanta teologia. Il silenzio è un qualcosa di trasversale e da cui tutti potrebbero trarre vantaggio anche i vari cammini di fede. Nel 2008 ho scritto il libro “Silenzio, parla il Silenzio” e dopo due anni sono partiti i primi corsi del Silenzio. Un giorno sfogliando il libri nella biblioteca del convento di Penne, mi imbattei in un libro nella cui copertina era raffigurata la Madonna del Silenzio, una venerazione che risale all’ottavo secolo. Feci delle ricerche e trovai anche un affresco in Egitto e così decisi di commissionare un’icona della Vergine del Silenzio alle monache benedettine dell’Isola di San Giulio D’Orta (NO). Hanno impiegato ben nove mesi per “scrivere” questa immagine da cui vengono realizzate le copie dei vari gruppi di spiritualità della “Vergine del Silenzio” che si vanno fondando un pò dappertutto non solo in Italia ma anche all’estero.

Tra i vari incarichi che hai e tra le tantissime cose che fai tu sei Missionario della Misericordia. Di cosa si tratta?

E’ un mandato papale nato per volontà di papa Francesco nell’anno della Misericordia conferito a me e ad altri 1069 sacerdoti sparsi per tutto il mondo dal febbraio 2016. Abbiamo il mandato di annunciare la bellezza della misericordia di Dio, ed essere confessori umili e sapienti, capaci di grande perdono per quanti si accostano alla Confessione e la facoltà di assolvere dai peccati riservati alla Sede Apostolica: il primo è la profanazione della Santa Eucaristia, il secondo è l’assoluzione del complice, il terzo la violazione del sigillo sacramentale (che consiste nel far trapelare quanto ascoltato in confessione), il quinto infine la violenza fisica contro il Pontefice. Io amo molto esercitare il servizio della confessione perchè so quanto sollievo porta all’anima. e Anche se a sera posso sentire tutto il peso di situazioni pesanti delle persone che ho ascoltato poi le affido tutte al Signore affinché lui possa agire.

Perché molti uomini non credono?

Molta colpa è di noi che ci proclamiamo cristiani e di un eccesso di clericalismo anche tra noi consacrati. E’ papa Francesco stesso che lo dice. Un giorno un mafioso mi ha detto “Io voglio che i sacerdoti facciano i sacerdoti sennò io continuo a fare il mafioso”. La chiesa non è un museo! Spesso vado tra i senzatetto di Pescara eloro mi aiutano a vedere il valore dell’essenzialitàDeve essere innanzitutto un luogo dove tutti si possano sentire accolti, amati e abbracciati da noi credenti che siamo anche il volto di Dio. Spesso parliamo quasi di un Dio burattinaio invece Lui è un Dio che si inginocchia di fronte alla nostra libertà, è sempre pronto a perdonare chiunque perchè è eternamente innamorato dell’uomo. Siamo noi che noi riusciamo a perdonare noi e gli altri. Un cristiano e ancor di più un sacerdote che è sempre triste, anche quando esce dalla messa, cosa può annunciare? Noi cristiani dobbiamo essere irradiatori di gioia. Ogni mattina dobbiamo fare nostra la preghiera di san Francesco “Laudato si mio Signore per la giornata che mi appresto a vivere.”

Quanta sete di potere c’è nei politici, negli uomini d’onore e nelle persone di Chiesa?

(Articolo di fra Emiliano Antenucci)

Il giorno in cui il potere dell’amore annullerà l’amore del potere, il mondo conoscerà la pace. (Gandhi) Che cos’è il potere? Secondo me è la paura della morte. In noi c’è questa idea innata dell’immortalità dell’anima che dà una parte ci fa desiderare il paradiso e dall’altra ci fa credere che siamo delle “divinità” sulla terra. Ci sentiamo dei “Padri eterni”, meglio per usare un linguaggio mafioso, dei “parrini”, che comandano, schiavizzano gli altri, usano violenza, umiliano la dignità e i carismi degli altri.

Il potere è una tentazione di tutti gli uomini (Il diavolo sul pinnacolo del Tempio tenta Gesù sul potere: «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo» (Lc 4,6-7)). Quanta sete di potere c’è nei politici, negli uomini d’onore e nelle persone di Chiesa?

Il Signore non è venuto per comandare, ma per servire e dare la vita per tutti. Il potere ci fa sentire “megalomani”(rafforzando l’espressione in noi: “Io sono”), questa strada ci conduce al narcisismo, all’inventare bugie per giustificare le nostre azioni, alla superbia umana e spirituale, ma fondamentalmente ad essere persone sole, con tanti fan’s che non ci conoscono realmente e nessuna amicizia vera (Che tristezza!). Uno si sente qualcuno solo se comanda o “visto” dagli altri, invece uno è veramente qualcuno che conta davanti al Signore solo se si sente amato da Lui e figlio di Dio (questo è il titolo “nobiliare” più grande che possiamo avere sulla terra e vale per l’eternità!).

L’arguto Giulio Andreotti diceva: «Il potere logora chi non ce l’ha», ma la superbia e l’invidia uccidono più delle stragi mafiose. Uno studioso di criminalità organizzata dice che : “L’appellativo ‘Ndrangheta ha, molto probabilmente, origini grecaniche. La più probabile derivazione del termine è quella dal greco andragathía, (ανδραγαθια) traducibile con “virilità”, “coraggio” nel senso di “associazione di uomini valenti“. Infatti, il termine Andragathos, deriva dalle due parole greche “andropos = uomo e agatos = buono”, sicché, sostanzialmente, significa uomo valoroso e coraggioso, e solo una persona con questi requisiti poteva accedere all’onorata società”.

Ecco perché papa Francesco rivolge queste parole dure e dirette: “Non si può credere in Dio ed essere mafiosi. Chi è mafioso non vive da cristiano, perché bestemmia con la vita il nome di Dio-amore. Oggi abbiamo bisogno di uomini e di donne di amore, non di uomini e donne di onore; di servizio, non di sopraffazione. Abbiamo bisogno di camminare insieme, non di rincorrere il potere…Se la litania mafiosa è: “Tu non sai chi sono io”, quella cristiana è: “Io ho bisogno di te”.

Se la minaccia mafiosa è: “Tu me la pagherai”, la preghiera cristiana è: “Signore, aiutami ad amare”. Perciò ai mafiosi dico: cambiate, fratelli e sorelle! Smettete di pensare a voi stessi e ai vostri soldi. Tu sai, voi sapete, che “il sudario non ha tasche”. Voi non potrete portare niente con voi. Convertitevi al vero Dio di Gesù Cristo, cari fratelli e sorelle! Io dico a voi, mafiosi: se non fate questo, la vostra stessa vita andrà persa e sarà la peggiore delle sconfitte” (papa Francesco a Palermo). Il genio di san Francesco, basandosi sul vangelo, inventa la fraternità, che non è l’allegra compagnia o brigata (oppure come dicono i romani: “volemose bene”), ma un modo umano e spirituale per trattare l’altro come un fratello: dono di Dio e figlio dello stesso Padre che è nei cieli.

L’intuizione della fraternità è “compresa” ancora da pochi nella chiesa, ecco perché papa Francesco condanna il clericalismo che definisce “quell’atteggiamento che «non solo annulla la personalità dei cristiani, ma tende anche a sminuire e a sottovalutare la grazia battesimale che lo Spirito Santo ha posto nel cuore della nostra gente». Il clericalismo, favorito sia dagli stessi sacerdoti sia dai laici, genera una scissione nel corpo ecclesiale che fomenta e aiuta a perpetuare molti dei mali che oggi denunciamo.

Dire no all’abuso significa dire con forza no a qualsiasi forma di clericalismo (LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO AL POPOLO DI DIO). Il vangelo ci dona la logica del servizio. Alle volte sembra “peccato”: pregare, aiutare i poveri, pensare alle persone alle quali nessuno ci pensa, occuparsi degli ultimi e degli abbandonati, fare servizi totalmente gratuiti senza nessun interesse personale ed economico. Don Oreste Benzi faceva la distinzione tra la società del profitto e quella del gratuito. A noi la scelta di scegliere per quale la società appartenere.

In tutte le situazioni, con tutte le persone e in ogni caso bisogna metterci il cuore

(Articolo di fra Emiliano Antenucci)

Non c’è carità vera, senza preghiera profonda. Chi non prega prima o poi fallisce nell’amare gli altri. Pregare, infatti, significa ricevere tutto da Dio e nello stesso tempo abbandonarsi nelle Sue mani di Padre e dentro il Suo cuore di Madre. Vuol dire scoprire se stessi, fare chiarezza sulla propria vita, adorare il Padre in spirito e verità, guardarsi in Dio con i propri limiti, difetti e talenti. Significa mettere le ali come i gabbiani e i piedi di cerva per correre sul monte della Luce.

Questo gesto ci consente di “reingentilire” il cuore, reso chiuso e rude dai peccati, e di nuotare nei fondali meravigliosi dell’oceano immenso dell’Amore di Dio. Senza di esso non c’è iniziativa, responsabilità, opera, apostolato, servizio, assistenza ai poveri che regga. Siamo volontari, perché “Un volontario sulla Croce” ha preso l’iniziativa di amarci continuamente ed in eterno. La preghiera è il fondamento del sacerdozio, del matrimonio, dell’aiuto ai poveri, dell’insegnamento e di ogni attività ecclesiale e sociale. E’ un’illusione del diavolo quella di fare la carità senza una vita di raccoglimento. I santi sono la prova di tutto questo. La preghiera vera ci trasforma in persone migliori e più umane. Significa chiedere a Dio “gli occhi” per vedere la nostra realtà.

Perché ci è scomodo pregare? Perché è un sacrificio, ma fermarsi (mentre vorresti fare tante cose), non è mai tempo perso (anche se sembra che perdiamo tempo) ed è l’unica attività che faremo nell’eternità insieme agli angeli e ai santi. Bisogna diffidare di quei cristiani che fanno tanto volontariato ma non pregano o fanno solo questo senza carità concreta. I due pilastri della vita di qualsiasi santo sono stati la preghiera e la carità. La prima per ricaricarsi e restare abbracciati nell’Amore di Dio, la seconda per donarsi e andare incontro agli altri. Dobbiamo imparare a fare il bene nel modo giusto e poi a distaccarci da quanto fatto.

In tutte le situazioni, con tutte le persone e in ogni caso bisogna metterci il cuore, ma non affondarcelo, perché potremmo soffrire anche noi e chi ci circonda. Dobbiamo amare il servizio che rendiamo ma non perdere mai la libertà interiore verso ciò che facciamo. C’è un fondamento evangelico  “bisogna dare, senza ricevere nulla in cambio”. Quando noi diamo ci possiamo aspettare il ringraziamento, l’indifferenza o il rifiuto. Bisogna dare, senza aspettarci niente, questo ci fa conservare la pace e la libertà nel cuore, altrimenti soffriamo tanto e inutilmente.

Le suore di Madre Teresa insegnano concretamente con la loro vita questo: “Dare senza ricevere e a chi fai del bene, non ti aspettare ringraziamenti, soldi o qualche favore in cambio, ma dai sempre e continuamente anche quando ricevi il male, perché tutto questo ‘lo avete fatto a Me’”. E’ difficile, ma è proprio nel “disinteresse del dare” che si diventa liberi interiormente everamente felici. La carità ci spinge, ci fa alzare dal letto della comodità e ci fa correre su sentieri inaspettati.

Diceva san Tommaso: “Guai a chi legge un solo libro“. Guai a chi frequenta sempre le solite persone, non crescerà mai umanamente, culturalmente e spiritualmente. La vita è l’arte dell’incontro ed ognuno lascia parte di se e prende parte dell’altro. Ogni incontro è un dono, una sorpresa, un rivedere la propria esistenza e le proprie “sicurezze“, un confronto che ci fa crescere. L’amicizia vera ci apre il cuore e la mente, dona la forza per andare avanti e l’allegria alla nostra vita.

Dobbiamo ringraziare Dio se abbiamo la possibilità di frequentare vari generi di persone. Nella vita non si incontrano poveri, ricchi, prostitute, saggi, pazzi, ma persone. Ognuno non è quello che è per gli altri o il reddito che ha, ma quello che è davanti a Dio, cioè figlio amato dal Signore e persona umana.