Avvento: tempo di attesa e di speranza

(Articolo di Fra Emiliano Antenucci)

Chi medita cerca di conoscere i suoi difetti, tenta di correggerli e si modera negli impulsi. Chi non medita è come colui che non si specchia mai.(Padre Pio)

L’Avvento è il tempo forte di preparazione alla Grande Luce di Gesù che sta per nascere prima nel nostro cuore e poi in tutti i presepi del mondo. I bambini aspettano con entusiamo il Natale per fare il presepio e ci sono alcune scuole per un “falso rispetto” che tolgono crocifissi, presepi e canzoni di Natale con il nome di Gesù. Questo è un segno di mancanza di fede e di cultura delle nostre radici cristiane che non possono rimanere nascoste, ma manifestate e condivise. Il presepe è il simbolo della vita, della vita che nasce e di Dio che dall’alto dei cieli viene a vivere sulla terra. Che fastidio danno il Bambino di Betlemme e il Crocifisso che è il simbolo dell’Amore per eccellenza?

L’Avvento è il tempo del silenzio, dell’ascolto, della speranza e della gioia.

1.      Il silenzio.Per fare silenzio è importante che tu vai nel luogo del silenzio che è il tuo cuore. Il cuore, per noi cristiani, è la coscienza dove parla Dio. La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità(GS n.18). In un mondo pieno di rumori fuori e dentro di noi, il silenzio che non è solo assenza di rumori, ma è pienezza di una Presenza che riempie il nostro vuoto e la nostra infelicità. Ascolta il Silenzio, per ascoltare Dio. Quando chiudi gli occhi, vedi il Cielo dentro di te.

2.      L’ascolto. L’ascolto di se stessi, della Parola di Dio, della realtà e degli altri. L’ascolto è lo spazio di vita che diamo agli altri, per ascoltare bisogna tacere, accogliere e saper condividere. Chi ascolta, impara, obbedisce, cresce, chi non ascolta, rimane con le proprie idee e non cresce né umanamente e né spiritualmente.

3.      La speranza. È sperare la cosa più difficile. La cosa più facile è disperare, ed è la grande tentazione. (Charles Peguy). Non farsi prendere dalla disperazione, dallo scoraggiamento, perché Dio è una continua novità, luce, sorpresa che ci dona speranza. Non lasciamoci rubare la speranza, ci ricorda papa Francesco, e ricordiamoci sempre che: “La disperazione, un vocabolo vuoto inventato dalle persone che non guardano mai le stelle”. (Monique Proulx)

4.      La gioia. La gioia per un Bambino che sta per nascere e nella sua debolezza ci meraviglia, ci stupisce, ci lascia nel cuore la scia di luce della Stella della Redenzione.  Un cristiano che non ride, non è serio. Un cristiano che non è felice, non si sente figlio del Risorto.

L’Avvento è il tempo in cui noi ci fermiamo davanti a Dio e facciamo un bilancio e un rilancio della nostra vita. Un tempo per meditare e per ridipingere la nostra vita di colori nuovi, progetti belli e sogni che si realizzano solo se messi nel calice sull’altare e ad occhi aperti con il nostro impegno quotidiano.

«Il cristiano», ha scritto il cardinale Newman, «è colui che attende il Cristo». Noi attendiamo, non in maniera passiva, ma con il cuore e la vita colui che viene come uno Sposo per la nostra anima. Concludo le parole alla Vergine dell’Attesa, del vescovo e servo di Dio, Tonino Bello: “Santa Maria, Vergine dell’attesa, donaci un’anima vigiliare. Giunti alle soglie del terzo millennio, ci sentiamo purtroppo più figli del crepuscolo che profeti dell’avvento. Sentinella del mattino, ridestaci nel cuore la passione di giovani annunci da portare al mondo, che si sente già vecchio. Portaci, finalmente, arpa e cetra, perché con te mattiniera possiamo svegliare l’aurora.

Di fronte ai cambi che scuotono la storia, donaci di sentire sulla pelle i brividi dei cominciamenti. Facci capire che non basta accogliere: bisogna attendere. Accogliere talvolta è segno di rassegnazione. Attendere è sempre segno di speranza. Rendici, perciò, ministri dell’attesa. E il Signore che viene, Vergine dell’avvento, ci sorprenda, anche per la tua materna complicità, con la lampada in mano”.

 

Inizia oggi la novena all’Immacolata che a San Salvo si concluderà con la fiaccolata del 7 dicembre

Nove giorni ancora prima della celebrazione dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, una delle feste mariane più sentite al mondo e che ci fa entrare nel vivo del clima natalizio. Non a caso,  solitamente, questo è il giorno deputato all’allestimento del presepe.

In preparazione alla solennità del dogma mariano da oggi, giovedì 29 novembre, la Chiesa celebrerà una novena.

Presso la chiesa di San Nicola e di Resurrezione di Nostro Signore a san Salvo marina la novena viene celebrata subito dopo la Santa messa delle ore 17.30 dal 29 novembre.

Venerdì 7 dicembre alle ore 18.00 presso la chiesa di San Nicola verrà celebrata la Santa Messa e seguirà una fiaccolata mariana per le vie della città.

Foto di Simone Colameo

“Se il Signore ti chiama, ci devi andare”

Zia Marietta e la sua grande fede 

Maria Micucci, classe 1931, originaria di Rapino, ha vissuto la maggior parte della sua vita nella vicina San Martino Sulla Marrucina. Un giorno, Pasquale, l’uomo che è poi diventato suo marito, si è recato a Rapino per conoscerla: gli avevano parlato di questa bella ragazza rapinese.

Da subito si sono piaciuti e così, poco dopo, hanno deciso di coronare quel progetto d’amore pronunciando il loro “sì” davanti a quel Dio che Marietta aveva appreso a conoscere ed amare nella sua bella famiglia di origine: famiglia semplice ma di grande dignità e fede. Da questo matrimonio è nata Silvana.

Dal 1995, nell’arco di dieci anni, Marietta deve affrontare una serie di lutti: perde prima il marito, poi il genero Umberto ed infine anche la sua unica figlia Silvana.

Il giorno della messa di riuscita di Silvana, Marietta dice: “ora non potrò più venire a messa“. Abitava infatti fuori dal centro, in campagna, ed aveva inoltre alcune difficoltà a camminare (un ricordo lasciatole da una scheggia metallica, quando era bambina, durante la Seconda Guerra Mondiale). Dopo un po’ riprende: “solo se viene Beniamino a prendermi“.

E così per il giovane Beniamino Di Renzo, che all’epoca aveva solo vent’anni, tutte le domeniche, feste ed altre ricorrenze l’appuntamento fisso diventa “Marietta”. “Durante il tragitto parlavamo di un po’ di tutto: delle nostre famiglie, del nostro paese, e spesso di Dio” ricorda don Beniamino.

Aveva una Fede forte e una fiducia in Dio senza fine. Ha vissuto il dolore con grande dignità, senza voler pesare su nessuno ma soprattutto senza chiudersi in se stessa. Tutto ciò mi lasciava perplesso e affascinato. Io avevo avuto modo di conoscerla meglio durante un pellegrinaggio a Lourdes nel 2002. Ricordo ancora la sua commozione appena giunti davanti alla grotta e la sua affabilità nella compagnia con gli altri pellegrini.
La consideravo una nonna a tutti gli effetti“. Continua don Di Renzo: “mi ripeteva spesso che ogni sera, che al termine della preghiera prima di dormire, recitava tre ave Maria: “una per me, una per Tony (suo amato nipote, figlio di Silvana) e una per te”.  Amavo il suo sorriso, la sua volontà di non arrendersi al dolore; questa caratteristica si rifletteva chiaramente nella sua passione per la coltivazione dei fiori: nel giardino davanti casa ne aveva tanti, di tante specie, così che in primavera, estate e autunno ce ne fossero sempre.

Quando le ho detto che volevo entrare in seminario mi disse: “Se il Signore ti chiama, ci devi andare anche se mi dispiace che qui non potrai venire più come ora“.

Domenica a sera, 18 novembre 2018, avvisato da Tony, sono accorso all’ospedale di Chieti per congedarmi ed accompagnarla nel suo ultimo viaggio verso il Paradiso, dopo che ha ricevuto dal cappellano l’Unzione degli Infermi. Prima di salutarci, un ultimo dialogo fatto di sguardi.

La mattina seguente per Marietta è arrivato finalmente il tempo della gioia. Gioia di un incontro: quello con il Cristo Salvatore, da lei fermamente adorato. Gioia di un nuovo incontro: poiché sono sicuro che ieri mattina accanto al suo letto ci fossero Silvana, Pasquale, Umberto venuti a prenderla per condurla nell’Eternità. Gioia, per un riposo di gloria in attesa della Risurrezione“- racconta don Beniamino Di Renzo

Lo Stupore del Mistero

Lunedi 19 Novembre 2018

Commento del giorno : San Gregorio Magno

“Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguire Gesù lodando Dio”

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 18,35-43.

Mentre Gesù si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto a mendicare lungo la strada.
Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse.
Gli risposero: «Passa Gesù il Nazareno!».
Allora incominciò a gridare: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Quelli che camminavano avanti lo sgridavano, perché tacesse; ma lui continuava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù allora si fermò e ordinò che glielo conducessero. Quando gli fu vicino, gli domandò:
«Che vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io riabbia la vista».
E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo lodando Dio. E tutto il popolo, alla vista di ciò, diede lode a Dio.
  • Credere avere Fede è un Mistero per molti , personalmente posso dire che è un Dono. Solo nel momento che ci si affida fortemente al Signore si comprende l’importanza…la forza e l’apertura del Cuore all’Amore per eccellenza ed è una continua scoperta quotidiana.  I Miracoli esistono , di più  o meno grandi : vedere , sentire , dormire , svegliarsi ogni mattina… Che il Signore ci illumini quotidianamente facendoci apprezzare tutto ciò che si da per scontato, perché sono tutti suoi profondi Doni che ci ha dato e ci da con immenso Amore.

 

“Dio non induce in tentazione”, cambia la preghiera del Padre Nostro

Cambia la preghiera del “Padre Nostro”, scompare la dizione «non ci indurre in tentazione» che viene sostituita da «non abbandonarci alla tentazione».

Cambia anche, nel «Gloria» recitato all’inizio della messa domenicale, l’espressione «pace in terra agli uomini di buona volontà», sostituita da «pace in terra agli uomini, amati dal Signore».

L’approvazione da parte dell’Assemblea generale della Cei è arrivata dopo un lungo cammino di riflessione durato ben 16 anni e diverse traduzioni.

Ora la terza edizione del messale romano dovrà essere approvata dalla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti guidata dal cardinale africano Robert Sarah. Solo dopo l’ok della Santa Sede il testo sarà mandato in stampa e sarà decisa la data di entrata in vigore obbligatoria.

Papa Bergoglio  ha sempre sottolineato: “Non è una buona traduzione quella che parla di un Dio che induce in tentazione. Quello che ti induce in tentazione è Satana”. Il Papa aveva, invece, lodato la Conferenza episcopale francese per aver “modificato la preghiera in ‘non mi lasci cadere in tentazione’”. Perché, aveva aggiunto Bergoglio, “sono io a cadere, non è Dio che mi butta nella tentazione per poi vedere come sono caduto. Un padre non fa questo, un padre aiuta ad alzarsi subito. Chi ci induce in tentazione è Satana, è questo il mestiere di Satana”.

 

Partecipa anche tu al 40° Convegno Rinnovamento Nello Spirito, grande appuntamento di fede

 “Non avere paura di puntare più in alto…non avere paura di lasciarti guidare dallo Spirito Santo”

Il 25 novembre presso il palacongressi di Montesilvano Dean Martin si terrà il 40° Convegno regionale dei gruppi delle comunità del Rinnovamento Nello Spirito. Interverranno il presidente nazionale del RNS Salvatore Martinez e il vescovo Tommaso Valentinetti.

Il convegno regionale è un evento annuale di evangelizzazione e comunione nella Parola e nella Preghiera con canti di lode, ringraziamento e adorazione ed è l’occasione giusta per innamorarsi di Dio in una dimensione di grande profondità umana e spirituale.

La partecipazione è libera, gratuita e per tutti, famiglie, giovani, adulti, laici e consacrati.

Il motto dell’incontro è “Credi nel Signore Gesù e Sarai salvato tu e la tua famiglia” (atti 16, 31)… “Non aver paura di puntare più in alto e di lasciarti amare e liberare da Dio”.

Nel convegno è previsto anche un meeting per i bambini “Presto vieni anche tu arriva Gesù”, un modo per farli giocare, stare insieme e conoscere e amare Gesù mentre i genitori sono al convegno.

Agli uomini del nostro tempo, precipitati nell’oscurità esistenziale dell’assenza di Dio e dell’individualismo assoluto, desideriamo far arrivare il messaggio cristiano di salvezza e di speranza, ossia la riscoperta della fede nel Signore Gesù, vivo, risorto e presente nella quotidianità. Non conosciamo altra via per risollevare i singoli, le famiglie, la società: “Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia”

(G. Micolucci – coord. Regionale)

Il gruppo Rns Madonna Delle Grazie di San Salvo organizzerà un pullman per agevolare la partecipazione all’evento. Per informazioni ci si può rivolgere a Catia cel. 3772062005.

Il Santo Rosario della Vergine del Silenzio

Mercoledì 14 Novembre 2018

Cari Fratelli e Sorelle…

Come tutti i Mercoledì…Rinnoviamo l’invito alla Chiesa di San Nicola Vescovo questa sera alle ore  21:00
Per Pregare tutti assieme  il Santo Rosario della Vergine del Silenzio…

Ricordiamo Per chi non può venire oggi a San Salvo, che domani alle ore 21 si Prega anche a Vasto nella Chiesa di San Marco…

Buona giornata!!!

I responsabili del gruppo di Preghiera della Vergine del Silenzio di San Salvo

Alessio Di Rocco ed Emanuela Del Borrello

La storia di Chiara Corbella Petrillo


(dal sito http://www.chiaracorbellapetrillo.it)
Chiara Corbella nasce a Roma il 9 gennaio 1984. Insieme alla sorella Elisa, di due anni più grande, cresce in una famiglia che le insegna ad avvicinarsi alla fede sin da bambina. Grazie alla mamma Maria Anselma, dall’età di cinque anni Chiara frequenta una comunità del Rinnovamento nello Spirito. Questo percorso, in cui impara a rivolgersi a Gesù come ad un amico, le insegna soprattutto a condividere la fede con i fratelli in cammino. Col passare degli anni emerge in lei una certa autonomia che la rende molto determinata nelle sue scelte. Il suo è un temperamento tranquillo, non ribelle, che ha modo di esprimersi nel servizio agli altri.
Il fidanzamento con Enrico
Nell’estate del 2002 Chiara si trova in vacanza in Croazia con alcune compagne di liceo. Visto che sua sorella è a Medjugorje (in Bosnia ed Erzegovina), pensa di raggiungerla approfittando della vicinanza. Qui il 2 agosto incontra Enrico Petrillo, un ragazzo romano di ventitré anni in pellegrinaggio con la sua comunità di preghiera del Rinnovamento Carismatico. Chiara, che ha diciotto anni e non è mai stata fidanzata, ha l’intuizione di trovarsi davanti a suo marito.
Tornati a Roma i due si frequentano, si conoscono, si fidanzano. È un rapporto per certi versi ordinario, puntellato da litigi, rotture e pacificazioni. Durante i sei anni del loro fidanzamento il Signore mette a dura prova la fede di Chiara e i valori in cui pensa di credere. Tanto che parlerà di questo come del periodo più difficile da lei affrontato, più duro anche della malattia.
«Dopo 4 anni il nostro fidanzamento ha cominciato a barcollare fino a che non ci siamo lasciati  – ha scritto Chiara nei suoi appunti –  In quei momenti di sofferenza e di ribellione verso il Signore, perché ritenevo non ascoltasse le mie preghiere partecipai ad un Corso Vocazionale ad Assisi e li ritrovai la forza di credere in Lui, provai di nuovo a frequentare Enrico e cominciammo a farci seguire da un padre spirituale, ma il fidanzamento non ha funzionato fin tanto che non ho capito che il Signore non mi stava togliendo niente ma mi stava donando tutto e che solo Lui sapeva con chi io dovevo condividere la mia vita e che forse io ancora non ci avevo capito niente!».
Il matrimonio, Maria Grazia Letizia e Davide Giovanni
Superate le paure, Chiara ed Enrico si sposano ad Assisi il 21 settembre 2008. A celebrare le nozze è padre Vito, frate minore e guida spirituale di entrambi. Tornati dal viaggio di nozze, Chiara scopre di essere incinta. Le ecografie mostrano però una grave malformazione. Alla bambina, cui verrà dato il nome di Maria Grazia Letizia, viene diagnosticata un’anencefalia. Chiara ed Enrico scelgono di portare avanti la gravidanza e la piccola, che nasce il 10 giugno 2009, muore dopo poco più di mezz’ora. Il funerale, qualche giorno dopo, viene vissuto con la stessa pace che ha accompagnato i mesi di attesa per la nascita e che contagia anche molti dei presenti, ai quali viene data la grazia di sperimentare un pezzo di vita eterna.
Qualche mese dopo Chiara è nuovamente incinta. A questo bambino, cui verrà dato il nome di Davide Giovanni, viene però diagnosticata una grave malformazione viscerale alle pelvi con assenza degli arti inferiori. Anche lui morirà poco dopo essere nato, il 24 giugno 2010. E anche il suo funerale sarà vissuto come una festa.
«Nel matrimonio  – scrive Chiara nei suoi appunti –  il Signore ha voluto donarci dei figli speciali: Maria Grazia Letizia e Davide Giovanni, ma ci ha chiesto di accompagnarli soltanto fino alla nascita ci ha permesso di abbracciarli, battezzarli e consegnarli nelle mani del Padre in una serenità e una gioia sconvolgente».
Francesco e il drago
Fra le patologie dei due bambini non c’è legame. A dimostrarlo ci sono gli esiti dei test genetici, a cui Chiara ed Enrico si sottopongono cedendo alle pressioni di amici e parenti; ma c’è, soprattutto, il fatto che il terzo figlio della coppia, Francesco, è completamente sano. La gravidanza arriva poco dopo la nascita al Cielo di Davide Giovanni. Una settimana dopo aver scoperto di essere incinta, Chiara si accorge però di una lesione alla lingua. Col fondato sospetto che si tratti di un tumore, il 16 marzo 2011 Chiara affronta durante la gravidanza la prima delle due fasi di un intervento per asportare la massa sulla lingua. Per la seconda fase, occorrerà aspettare che Francesco sia nato. Accertato che si tratta di un carcinoma alla lingua, che chiamerà  il drago, Chiara sceglie di rimandare le cure per non far male al bambino che porta in grembo. Anzi, sceglie da che medici farsi seguire in base al tempo che le concedono prima di indurre il parto. Aspetta fin quando le è possibile aspettare, e anche oltre.
«Per la maggior parte dei medici  – scrive Chiara –  Francesco era solo un feto di sette mesi. E quella che doveva essere salvata ero io. Ma io non avevo nessuna intenzione di mettere a rischio la vita di Francesco per delle statistiche per niente certe che mi volevano dimostrare che dovevo far nascere mio figlio prematuro per potermi operare».
Francesco Petrillo nasce il 30 maggio 2011. Finalmente il 3 giugno, con lo stesso ricovero del parto, Chiara affronta la seconda fase dell’intervento iniziato a marzo. Tornata casa, non appena le è possibile comincia chemioterapia e radioterapia ma il tumore si estenderà comunque a linfonodi, polmoni, fegato e persino l’occhio destro, che Chiara coprirà con una benda per limitare le difficoltà visive.
La nascita al Cielo
La foto di Chiara sorridente con la benda è straordinaria se si considera che è stata scattata nell’aprile del 2012: da poco più di dieci giorni ha scoperto di essere una malata terminale. Nelle settimane che seguono, trascorse insieme a suo marito in disparte e lontano dalla città, nella casa di famiglia vicino al mare, Chiara si prepara all’incontro con lo Sposo. Sostenuti dai sacramenti amministrati quotidianamente da padre Vito, che condivide con loro questo tempo intenso, Chiara ed Enrico sono più che mai forti della fedeltà di Dio, che li ha sempre accompagnati in una misteriosa letizia.
Chiara muore a mezzogiorno del 13 giugno 2012, dopo aver salutato tutti, parenti ed amici, uno a uno. Dopo aver detto a tutti  Ti voglio bene.
Il suo funerale viene celebrato a Roma il 16 giugno 2012 nella chiesa di Santa Francesca Romana all’Ardeatino. Le persone accorse sono moltissime. Il cardinale Agostino Vallini, presente alla celebrazione, dichiara: «ciò che Dio ha preparato attraverso di lei, è qualcosa che non possiamo perdere». Come i funerali dei suoi due figli, anche questa celebrazione diventa così la testimonianza cristiana dell’inizio di una vita nuova.

Alberto Marvelli, un politico che amministrava tanti soldi divenuto Beato

Mario Tilli ha presentato la figura di un testimone del vangelo che ha segnato la storia

Nel corso della storia si sono avvicendati uomini e donne che hanno dato dei segni tangibili di umanità e attenzione al prossimo fuori dal comune. Le impronte lasciate da queste persone divengono quasi distinte dal leitmotiv (spesso è il profondo attaccamento al Cristo Risorto e al suo Vangelo) che le ha condotte a compiere questi gesti quasi eroici capaci di attraversare il tempo e lo spazio.

Uno di questi uomini è Alberto Marvelli, la figura a cui, Mario Tilli, presidente dell’Azione Cattolica di San Nicola, ha  dedicato  l’ultimo appuntamento di ottobre con i testimoni del vangelo.

Quando mi è stato chiesto di raccontarvi, brevemente, la figura di Alberto Marvelli, la mente è tornata indietro nel tempo: al 4 e 5 settembre del 2004, per la precisione, l’Azione Cattolica nazionale chiamò a raccolta migliaia di giovani da tutta Italia. Domenica 5 settembre, il momento culminante di questo evento fu l’incontro con l’allora Papa Giovanni Paolo II, che in quella occasione beatificò Alberto Marvelli che aveva lasciato che l’Eucaristia quotidiana plasmasse la sua vita.

Alberto Marvelli nasce a Ferrara il 21 marzo del 1918: sarà il secondo di sei fratelli; cresce in una famiglia numerosa, cristiana, impegnata nel sociale e nelle attività caritative e catechetiche.Suo padre Alfredo, direttore della Banca Popolare del Polésine in Rovigo, andava a Messa tutti i giorni con i figli, aderente al Partito popolare di don Sturzo e per questo perseguitato dai fascisti. La madre Maria si dedicò all’apostolato in parrocchia e in diocesi. Casa Marvelli era aperta a chiunque avesse bisogno. Si trasferì a 12 anni a Rimini con tutta la famiglia, per seguire il lavoro del padre.

La sua formazione umana e cristiana ricevette in quegli anni una forte impronta salesiana: imparò l’amore all’Eucarestia e la devozione alla Madonna. Alberto aveva molti amici con i quali condivideva la passione per lo sport, il teatro e le scampagnate estive in bicicletta. Si iscrive allora all’Università di Bologna alla Facoltà di ingegneria meccanica e al circolo fucino “Marcello Malpighi” e a soli 23 anni si laurea.

Dopo che Rimini fu liberata dall’occupazione tedesca, nel settembre del 1944, Alberto dopo essere stato chiamato alle armi torna a casa perché al fronte c’erano altri due fratelli. Dopo ogni bombardamento è il primo a correre in soccorso ai feriti, a incoraggiare i superstiti, ad assistere i moribondi, a sottrarre alle macerie i sepolti vivi. Alberto distribuiva ai poveri tutto quello che riusciva a raccogliere, materassi, coperte, pentole. Si spostava nella città in bicicletta, carica di beni di prima necessità, e andava dove sapeva che c’era fame e malattia.

A volte tornava a casa senza scarpe o senza bicicletta. Pur non essendo iscritto a nessun partito, il Comitato di Liberazione costituitosi a Rimini con la sua prima giunta, ebbe fra gli assessori anche Alberto Marvelli, riconoscendo appunto il suo grande impegno civile a favore dei bisognosi. Per rispondere ai bisogni più urgenti della città, la Giunta comunale costituisce una Commissione edilizia comunale, alla cui presidenza viene posto l’assessore Alberto Marvelli. Poi gli viene affidata anche la Commissione comunale alloggi. Su un piccolo block notes Alberto aveva scritto a matita: “Servire è migliore del farsi servire. Gesù serve”. Con tale spirito di servizio affronta gli impegni che gli vengono affidati. Marvelli lavora con rapidità e decisione; con chiarezza e trasparenza nella gestione delle enormi somme di denaro che deve assegnare ai sinistrati, con senso di giustizia ed equità. La sua competenza, ma soprattutto la concretezza e la rapidità, lo portavano a cogliere immediatamente le situazioni, a trovare la soluzione e a metterla in atto. Ebbe validi collaboratori, ma era sempre lui in prima persona a ideare, a proporre, a dirigere. Per la sua serietà professionale ed il suo generoso impegno è ammirato e stimato da tutti.Nel giro di pochi mesi viene nominato ingegnere responsabile del sezione locale del Genio civile. Alberto è profondamente umano, immerso, quasi rapito dalle necessità del quotidiano. Vive una vita piena, senza mai cedere a l’ozio.

Nel 1945, a 27 anni, il Vescovo lo chiama a dirigere i Laureati Cattolici. Il suo impegno si potrebbe sintetizzare in due parole: cultura e carità. “Non bisogna portare la cultura solo agli intellettuali, ma a tutto il popolo” diceva: così dà vita ad una università popolare. Apre una mensa per i poveri. Li invita a messa, prega con loro; poi al ristorante serve loro il pranzo e ascolta le loro necessità. La sua attività a favore di tutti è instancabile, ma non tralascia mai l’Eucarestia, anzi proprio da essa trae la forza per compiere tutte le sue attività. Alberto Marvelli muore a 28 anni nel 1946 in un incidente stradale, mentre era in

bicicletta”.

Nel 1969, in un’intervista, il regista Federico Fellini dichiarerà: “ho avuto Alberto come compagno di scuola e di giochi. Ho saputo che ora hanno iniziato il processo di beatificazione. Lo ricordo bene. Fummo insieme fin dalla prima elementare. Era un ragazzino biondo, molto dolce. Le mamme lo indicavano a noi come un bambino modello, buono e bravo. Al liceo non faceva parte della mia compagnia, perché io e i miei amici eravamo un po’ scapestrati, ma sapevo che era impegnato molto ad aiutare i poveri. Sono certo che diventerà santo e ti dico che, quando ci penso, fa un certo effetto pensare di aver giocato a pallone con un santo”.

Marvelli ha incarnato in sè
entrambi gli atteggiamenti di Marta e Maria: una volta presa piena coscienza del suo voler essere cristiano fino in fondo, fino alla santità, gli aspetti centrali della sua vita sono stati sia la contemplazione e l’ascolto della parola di Dio, che il servizio
concreto verso il prossimo, verso i poveri della sua città.

Per chiudere vorrei di nuovo tornare a quel 5 settembre 2004, citando le parole di
Giovanni Paolo II che rivolse a tutti i giovani:
“Carissimi vi invito a rinnovare il vostro sì e vi affido tre consegne .
La prima è “contemplazione”: impegnatevi a camminare sulla strada della santità ,
tenendo fisso lo sguardo su Gesù, unico Maestro e Salvatore di tutti.
La seconda consegna è “comunione”: cercate di promuovere la spiritualità dell’unità
con i Pastori della Chiesa, con tutti i fratelli di fede e con le altre aggregazioni
ecclesiali. Siate fermento di dialogo con tutti gli uomini di buona volontà.
La terza consegna è “missione”: portate da laici il fermento del Vangelo nelle case e
nelle scuole, nei luoghi del lavoro e del tempo libero. Il Vangelo è parola di speranza
e di salvezza per il mondo. Coraggio, Azione Cattolica !

(Mario Tilli, presidente Azione Cattolica parrocchia San Nicola San Salvo)

“Da bambino, mamma al ritorno dalla messa mi spiegava il Vangelo”

Al terzo appuntamento dell’Azione Cattolica della parrocchia di San Nicola, Angela Strippoli ha relazionato sulla figura di Vittorio Bachelet

Angela Strippoli, nell’’ambito degli appuntamenti del mese di ottobre dedicato a chi ha saputo coniugare con sapienza evangelica la propria vocazione laicale con la chiamata alla santità, ha presentato Vittorio Bachelet.

Vittorio Bachelet è stata una grande personalità della storia d’Italia del Novecento, giurista e politico, che ha posto il Vangelo al centro della propria vita.

È nato a Roma il 20 febbraio del 1926, da Giovanni e Maria Bosio. È il figlio più piccolo, ultimo di nove fratelli, tre dei quali morti in tenera età. Per motivi di lavoro del papà la famiglia si trasferisce a Bologna dove Vittorio incontra uno dei fondatori dell’Azione Cattolica, Giovanni Acquaderni. È lui stesso che racconta, in un articolo di una rivista per ragazzi che aveva scoperto l’importanza della parola di Dio già nei primi anni di vita anche grazie alla mamma che la domenica, al ritorno da messa gli spiegava il vangelo.

“Chi vive la propria vita al servizio del Vangelo e del bene comune nella chiesa nella comunità civile nella famiglia, nella professione, e nell’ impegno educativo attraverso l’associazionismo accettando fino in fondo la responsabilità di credente e di cittadino, deve saper vedere i segni dei tempi saperli giudicare alla luce della fede. L’ atteggiamento del cristiano di fronte la vicenda della storia umana deve essere insieme di ascolto e di annuncio di accoglienza e di superamento. La nostra scelta religiosa ci impegna a un compito di formazione delle coscienze, di richiamo ai valori. I cattolici devono essere in contemporanea Marta e Maria” (Vittorio Bachelet)

Nel 43 si iscrive alla facoltà di giurisprudenza.  Non abbandona mai la militanza nell’Azione Cattolica e ne diviene uno dei principali dirigenti nazionali. Nel 1959, Papa Giovanni XXIII lo nomina vicepresidente nazionale con l’incarico di rinnovare l’intera Associazione e nel 1964 Paolo VI lo designa Presidente Generale.

Marito e papà di due figli Maria Grazia e Giovanni, docente universitario, politico  e membro del Consiglio Superiore della Magistratura, Vittorio Bachelet ha vissuto ogni ruolo alla luce del Vangelo. Il 12 febbraio del 1980 è stato trucidato dalle Brigate Rosse in pieno giorno, presso l’università ”La Sapienza” di Roma dove egli insegnava.

Durante la messa funebre celebrata il 14 febbraio 1980 nella chiesa di San Roberto Bellarmino a Roma alla preghiera dei fedeli il figlio Giovanni Bachelet, giunto da poco di più di 24 ore degli Stati Uniti dove si trovava per ragioni legate alla sua attività di ricerca pronunciava queste parole:

 “Preghiamo per i nostri governanti: per il nostro Presidente Sandro Pertini, per Francesco Cossiga. Preghiamo per tutti i giudici, per tutti i poliziotti, i carabinieri, gli agenti di custodia, per quanti oggi nelle diverse responsabilità, nella società, nel parlamento, nelle strade continuano in prima fila la battaglia per la democrazia con coraggio e amore. Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà perché, senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri”. (Giovanni Bachelet)