Viaggio a Lourdes insieme all’Unitalsi dal 7 al 12 febbraio

L’Unitalsi di San Salvo, Vasto, Lanciano e Pescara ha organizzato un viaggio in autobus di 6 giorni a Lourdes. Si partirà la mattina del 7 febbraio da piazza Aldo Moro a San Salvo e si rientrerà in tarda serata del giorno 12 febbraio. Chi vuole partecipare al viaggio si può rivolgere a Silvano al numero 3926597620.

La parrocchia, un luogo bello dove portare i nostri figli

Anche in questi giorni di festa i ragazzi dell’Azione Cattolica e gli scout, due bellissime realtà sansalvesi, hanno vissuto e stanno ancora vivendo dei momenti clou  molto intensi.

I bambini e i ragazzi dell’Azione Cattolica hanno provato e riprovato per lo spettacolo dell’Epifania del 6 dicembre che si terrà presso l’auditorium Paolo VI in via Sain Nicolas De Port. Tra gli educatori che si sono messi  a disposizione a servizio dei più piccoli ci sono anche alcuni adolescenti. Queste sono delle belle occasioni per stare insieme, coltivare nuove amicizie, imparare a stare su un palco e a gestire la comunicazione in pubblico.

Nel contempo gli appassionati di natura e avventura sono partiti per il Campo invernale che quest’anno si è svolto nelle immediate vicinanze di San Salvo. Il 3 gennaio dopo essersi ritrovati in piazza san Vitale e aver ricevuto la benedizione del parroco don Raimondo Artese, ogni squadriglia armata di goniometro, mappa e indizi ha dovuto individuare il luogo di ritrovo designato e poi … tutti a piedi, nonostante il gran freddo di questi giorni per raggiungere la sede del campo invernale 2018: la “Casa di pietra” in contrada Ributtini dove nel pomeriggio hanno impastato e preparata la pizza. Lo scoutismo aiuta a forgiare il carattere, a divenire autonomi, a gestire le dinamiche di gruppo, a imparare a cucinare o a ad acquisire altre competenze.

In parrocchia ce n’è per tutti i gusti e in ogni caso è perfetto per aiutare a crescere bambini e ragazzi.

  

 

 

Capodanno di Papa Francesco: “La buona politica sia al servizio della pace”

La buona politica è al servizio della pace

1. “Pace a questa casa!”

Inviando in missione i suoi discepoli, Gesù dice loro: «In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi» (Lc 10,5-6).

Offrire la pace è al cuore della missione dei discepoli di Cristo. E questa offerta è rivolta a tutti coloro, uomini e donne, che sperano nella pace in mezzo ai drammi e alle violenze della storia umana.[1] La “casa” di cui parla Gesù è ogni famiglia, ogni comunità, ogni Paese, ogni continente, nella loro singolarità e nella loro storia; è prima di tutto ogni persona, senza distinzioni né discriminazioni. È anche la nostra “casa comune”: il pianeta in cui Dio ci ha posto ad abitare e del quale siamo chiamati a prenderci cura con sollecitudine.

Sia questo dunque anche il mio augurio all’inizio del nuovo anno: “Pace a questa casa!”.

2. La sfida della buona politica

La pace è simile alla speranza di cui parla il poeta Charles Péguy;[2] è come un fiore fragile che cerca di sbocciare in mezzo alle pietre della violenza. Lo sappiamo: la ricerca del potere ad ogni costo porta ad abusi e ingiustizie. La politica è un veicolo fondamentale per costruire la cittadinanza e le opere dell’uomo, ma quando, da coloro che la esercitano, non è vissuta come servizio alla collettività umana, può diventare strumento di oppressione, di emarginazione e persino di distruzione.

«Se uno vuol essere il primo – dice Gesù – sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti» (Mc 9,35). Come sottolineava Papa San Paolo VI: «Prendere sul serio la politica nei suoi diversi livelli – locale, regionale, nazionale e mondiale – significa affermare il dovere dell’uomo, di ogni uomo, di riconoscere la realtà concreta e il valore della libertà di scelta che gli è offerta per cercare di realizzare insieme il bene della città, della nazione, dell’umanità».[3]

In effetti, la funzione e la responsabilità politica costituiscono una sfida permanente per tutti coloro che ricevono il mandato di servire il proprio Paese, di proteggere quanti vi abitano e di lavorare per porre le condizioni di un avvenire degno e giusto. Se attuata nel rispetto fondamentale della vita, della libertà e della dignità delle persone, la politica può diventare veramente una forma eminente di carità.

3. Carità e virtù umane per una politica al servizio dei diritti umani e della pace

Papa Benedetto XVI ricordava che «ogni cristiano è chiamato a questa carità, nel modo della sua vocazione e secondo le sue possibilità d’incidenza nella polis. […] Quando la carità lo anima, l’impegno per il bene comune ha una valenza superiore a quella dell’impegno soltanto secolare e politico. […] L’azione dell’uomo sulla terra, quando è ispirata e sostenuta dalla carità, contribuisce all’edificazione di quella universale città di Dio verso cui avanza la storia della famiglia umana».[4] È un programma nel quale si possono ritrovare tutti i politici, di qualunque appartenenza culturale o religiosa che, insieme, desiderano operare per il bene della famiglia umana, praticando quelle virtù umane che soggiacciono al buon agire politico: la giustizia, l’equità, il rispetto reciproco, la sincerità, l’onestà, la fedeltà.

A questo proposito meritano di essere ricordate le “beatitudini del politico”, proposte dal Cardinale vietnamita François-Xavier Nguyễn Vãn Thuận, morto nel 2002, che è stato un fedele testimone del Vangelo:

Beato il politico che ha un’alta consapevolezza e una profonda coscienza del suo ruolo.

Beato il politico la cui persona rispecchia la credibilità.

Beato il politico che lavora per il bene comune e non per il proprio interesse.

Beato il politico che si mantiene fedelmente coerente.

Beato il politico che realizza l’unità.

Beato il politico che è impegnato nella realizzazione di un cambiamento radicale.

Beato il politico che sa ascoltare.

Beato il politico che non ha paura.[5]

Ogni rinnovo delle funzioni elettive, ogni scadenza elettorale, ogni tappa della vita pubblica costituisce un’occasione per tornare alla fonte e ai riferimenti che ispirano la giustizia e il diritto. Ne siamo certi: la buona politica è al servizio della pace; essa rispetta e promuove i diritti umani fondamentali, che sono ugualmente doveri reciproci, affinché tra le generazioni presenti e quelle future si tessa un legame di fiducia e di riconoscenza.

4. I vizi della politica

Accanto alle virtù, purtroppo, anche nella politica non mancano i vizi, dovuti sia ad inettitudine personale sia a storture nell’ambiente e nelle istituzioni. È chiaro a tutti che i vizi della vita politica tolgono credibilità ai sistemi entro i quali essa si svolge, così come all’autorevolezza, alle decisioni e all’azione delle persone che vi si dedicano. Questi vizi, che indeboliscono l’ideale di un’autentica democrazia, sono la vergogna della vita pubblica e mettono in pericolo la pace sociale: la corruzione – nelle sue molteplici forme di appropriazione indebita dei beni pubblici o di strumentalizzazione delle persone –, la negazione del diritto, il non rispetto delle regole comunitarie, l’arricchimento illegale, la giustificazione del potere mediante la forza o col pretesto arbitrario della “ragion di Stato”, la tendenza a perpetuarsi nel potere, la xenofobia e il razzismo, il rifiuto di prendersi cura della Terra, lo sfruttamento illimitato delle risorse naturali in ragione del profitto immediato, il disprezzo di coloro che sono stati costretti all’esilio.

5. La buona politica promuove la partecipazione dei giovani e la fiducia nell’altro

Quando l’esercizio del potere politico mira unicamente a salvaguardare gli interessi di taluni individui privilegiati, l’avvenire è compromesso e i giovani possono essere tentati dalla sfiducia, perché condannati a restare ai margini della società, senza possibilità di partecipare a un progetto per il futuro. Quando, invece, la politica si traduce, in concreto, nell’incoraggiamento dei giovani talenti e delle vocazioni che chiedono di realizzarsi, la pace si diffonde nelle coscienze e sui volti. Diventa una fiducia dinamica, che vuol dire “io mi fido di te e credo con te” nella possibilità di lavorare insieme per il bene comune. La politica è per la pace se si esprime, dunque, nel riconoscimento dei carismi e delle capacità di ogni persona. «Cosa c’è di più bello di una mano tesa? Essa è stata voluta da Dio per donare e ricevere. Dio non ha voluto che essa uccida (cfr Gen 4,1ss) o che faccia soffrire, ma che curi e aiuti a vivere. Accanto al cuore e all’intelligenza, la mano può diventare, anch’essa, uno strumento di dialogo».[6]

Ognuno può apportare la propria pietra alla costruzione della casa comune. La vita politica autentica, che si fonda sul diritto e su un dialogo leale tra i soggetti, si rinnova con la convinzione che ogni donna, ogni uomo e ogni generazione racchiudono in sé una promessa che può sprigionare nuove energie relazionali, intellettuali, culturali e spirituali. Una tale fiducia non è mai facile da vivere perché le relazioni umane sono complesse. In particolare, viviamo in questi tempi in un clima di sfiducia che si radica nella paura dell’altro o dell’estraneo, nell’ansia di perdere i propri vantaggi, e si manifesta purtroppo anche a livello politico, attraverso atteggiamenti di chiusura o nazionalismi che mettono in discussione quella fraternità di cui il nostro mondo globalizzato ha tanto bisogno. Oggi più che mai, le nostre società necessitano di “artigiani della pace” che possano essere messaggeri e testimoni autentici di Dio Padre che vuole il bene e la felicità della famiglia umana.

6. No alla guerra e alla strategia della paura

Cento anni dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, mentre ricordiamo i giovani caduti durante quei combattimenti e le popolazioni civili dilaniate, oggi più di ieri conosciamo il terribile insegnamento delle guerre fratricide, cioè che la pace non può mai ridursi al solo equilibrio delle forze e della paura. Tenere l’altro sotto minaccia vuol dire ridurlo allo stato di oggetto e negarne la dignità. È la ragione per la quale riaffermiamo che l’escalation in termini di intimidazione, così come la proliferazione incontrollata delle armi sono contrarie alla morale e alla ricerca di una vera concordia. Il terrore esercitato sulle persone più vulnerabili contribuisce all’esilio di intere popolazioni nella ricerca di una terra di pace. Non sono sostenibili i discorsi politici che tendono ad accusare i migranti di tutti i mali e a privare i poveri della speranza. Va invece ribadito che la pace si basa sul rispetto di ogni persona, qualunque sia la sua storia, sul rispetto del diritto e del bene comune, del creato che ci è stato affidato e della ricchezza morale trasmessa dalle generazioni passate.

Il nostro pensiero va, inoltre, in modo particolare ai bambini che vivono nelle attuali zone di conflitto, e a tutti coloro che si impegnano affinché le loro vite e i loro diritti siano protetti. Nel mondo, un bambino su sei è colpito dalla violenza della guerra o dalle sue conseguenze, quando non è arruolato per diventare egli stesso soldato o ostaggio dei gruppi armati. La testimonianza di quanti si adoperano per difendere la dignità e il rispetto dei bambini è quanto mai preziosa per il futuro dell’umanità.

7. Un grande progetto di pace

Celebriamo in questi giorni il settantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, adottata all’indomani del secondo conflitto mondiale. Ricordiamo in proposito l’osservazione del Papa San Giovanni XXIII: «Quando negli esseri umani affiora la coscienza dei loro diritti, in quella coscienza non può non sorgere l’avvertimento dei rispettivi doveri: nei soggetti che ne sono titolari, del dovere di far valere i diritti come esigenza ed espressione della loro dignità; e in tutti gli altri esseri umani, del dovere di riconoscere gli stessi diritti e di rispettarli».[7]

La pace, in effetti, è frutto di un grande progetto politico che si fonda sulla responsabilità reciproca e sull’interdipendenza degli esseri umani. Ma è anche una sfida che chiede di essere accolta giorno dopo giorno. La pace è una conversione del cuore e dell’anima, ed è facile riconoscere tre dimensioni indissociabili di questa pace interiore e comunitaria:

– la pace con sé stessi, rifiutando l’intransigenza, la collera e l’impazienza e, come consigliava San Francesco di Sales, esercitando “un po’ di dolcezza verso sé stessi”, per offrire “un po’ di dolcezza agli altri”;

– la pace con l’altro: il familiare, l’amico, lo straniero, il povero, il sofferente…; osando l’incontro e ascoltando il messaggio che porta con sé;

– la pace con il creato, riscoprendo la grandezza del dono di Dio e la parte di responsabilità che spetta a ciascuno di noi, come abitante del mondo, cittadino e attore dell’avvenire.

La politica della pace, che ben conosce le fragilità umane e se ne fa carico, può sempre attingere dallo spirito del Magnificat che Maria, Madre di Cristo Salvatore e Regina della Pace, canta a nome di tutti gli uomini: «Di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; […] ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre» (Lc 1,50-55).

 

Francesco

[1] Cfr Lc 2,14: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama».

[2] Cfr Le Porche du mystère de la deuxième vertu, Paris 1986.

[3] Lett. ap. Octogesima adveniens (14 maggio 1971), 46.

[4] Enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 7.

[5] Cfr Discorso alla mostra-convegno “Civitas” di Padova: “30giorni”, n. 5 del 2002.

[6] Benedetto XVIDiscorso alle Autorità del Benin, Cotonou, 19 novembre 2011.

[7] Enc. Pacem in terris (11 aprile 1963), 24.

Oggi santa Cecilia

Chi era Santa Cecilia?

Una nobile romana convertita al cristianesimo, vergine martire cristiana, venerata da da Cattolici e Ortodossi.

Nacque da ricchissima famiglia ed educata dai più rinomati maestri di Roma, segretamente si fece cristiana distaccandosi sempre più dalle cose terrene.

Si narra che, costretta a sposarsi, durante le feste del matrimonio, mentre tutti l’attorniavano per festeggiarla e cantavano, la santa inneggiava a Cristo: «conserva o Signore immacolati il mio cuore e il mio corpo, affinché non resti confusa».

Confidato allo sposo Valeriano il suo voto di castità, egli si convertì al Cristianesimo e la prima notte di nozze ricevette il Battesimo da papa Urbano I. Era l’epoca delle persecuzioni dei cristiani e tra le altre cose era vietato seppellire i cadaveri dei Cristiani, ma Valeriano e suo fratello Tiburzio, convertiti alla fede seppellivano i corpi che incontravano lungo la loro strada. Vennero così arrestati, sottoposti ad atroci torture e poi decapitati perchè non volelro rinnegare Dio.

Poco dopo Cecilia venne chiamata davanti al giudice Almachio che ne ordinò la morte per soffocamento nel bagno di casa sua, ma si narra che “la Santa invece di morire cantava lodi al Signore”. Convertita la pena per asfissia in morte per decapitazione. Fu Papa Urbano I, sua guida spirituale, a renderle la degna sepoltura nelle catacombe di San Callisto.

Non a caso Sant’Agostino affermava «Il cantare è proprio di chi ama» e già dall’antichità si formò il detto: «Chi canta bene, prega due volte»

Raccolta alimentare Confraternita

(Articolo di Pino Cavuoti)

Appuntamento con la solidarietà della Confraternita della Sacra Spina e del Gonfalone con l’iniziativa “Aiutaci ad aiutare”. Per quanti in concreto vogliono compiere gesti di vicinanza a chi si trova in difficoltà economiche l’appuntamento è sabato 17domenica 18 novembre nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Vasto. E’ l’occasione giusta per compiere un gesto concreto d’amore.

Durante le sante messe di sabato 17 (ore 18.00) e domenica 18  (ore 7.30 – 10.00 – 11.15 – 18.00) all’ingresso della chiesa sarà collocato un banchetto dove si può consegnare prodotti a lungo conservazione (alimenti per l’infanzia, pelati, legumi, tonno, riso, olio, latte, pasta e carne in scatola).
L’invito è del priore Massimo Stivaletta per dare un aiuto a quelle famiglie bisognose “che purtroppo non riescono ad arrivare a fine mese, con tanti problemi sia di salute e sia economici. Sono fiducioso che i nostri concittadini e i nostri parrocchiani sapranno dimostrare la grande generosità diventando protagonisti di un atto d’amore nella condivisione del cibo con chi è nel bisogno”.

Le somme raccolte anche in denaro e i prodotti alimentari saranno distribuiti dagli stessi confratelli secondo le necessità che sarà segnalate dal parroco don Domenico Spagnoli.

Presto inizierà la Scuola di Vita Spirituale di fra Emiliano Antenucci

La Scuola di Vita Spirituale, che segue la scuola di preghiera fatta anni fà, ha lo scopo di formazione alla vita spirituale dei laici e non.

Una volta al mese verrà toccato un tema di spiritualità e di mistica con esempi pratici(es.discernimento,umiltà, perdono, vizi capitali, virtu etc).

Ecco di seguito il calendario della Scuola:

9 Ottobre 2018
13 Novembre 2018
18 Dicembre 2018
15 Gennaio 2019
12 Febbraio 2019
12 Marzo 2019
9 Aprile 2019
14 Maggio 2019

Gli incontri si terranno nella bellissima sala detta del card. Vincenzo Fagiolo affianco alla Basilica-Santuario della Madonna dei Miracoli in Casabordino(Ch) alle ore 20.45.

Con affetto vi abbraccio forte e vi benedico fra Emiliano

4 ottobre: ricorre la festività di San Francesco, patrono d’Italia

Pio XII nel 1939 proclamò San Francesco (con Santa Caterina da Siena) patrono primario d’Italia. Il 4 ottobre è la ricorrenza di questo santo.
Lo stato italiano ha recepito questo atto con la LEGGE 4 marzo 1958, n. 132 che con un unico articolo ha proclamato il 4 ottobre come “…solennita’ civile in onore dei Santi Patroni  speciali d’Italia San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena…”.

La legge 10 febbraio 2005, n. 24 ha aggiunto dopo le parole “…solennità civile”, «e giornata della pace, della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse,…». Queste parole che sembrano che abbiano aggiunto significato a questo giorno, di fatti ha tolto. Dappertutto si organizzano marce della pace.

San Francesco è colui che non ha parlato di pace, uguaglianza e fraternità ma si è prodigato per esse. Egli è una figura forte con una valenza universale. E’ stato una persona in carne e ossa che ha vissuto in maniera rivoluzionaria rinunciando al materiale per vivere in maniera “divina”.

“Cari fratelli e sorelle, il perdono di cui san Francesco si è fatto ‘canale’ qui alla Porziuncola continua a ‘generare paradiso‘ ancora dopo otto secoli. …. Offrire la testimonianza della misericordia nel mondo di oggi è un compito a cui nessuno di noi può sottrarsi. (…) Il mondo ha bisogno di perdono; troppe persone vivono rinchiuse nel rancore e covano odio, perché incapaci di perdono, rovinando la vita propria e altrui piuttosto che trovare la gioia della serenità e della pace. Chiediamo a san Francesco che interceda per noi, perché mai rinunciamo ad essere umili segni di perdono e strumenti di misericordia (parole del Pontefice sul perdono alla Porziuncola Meditazione nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, 4 agosto 2016).

Ve lo immaginate un mondo senza sacerdoti?

Si è conclusa con le celebrazioni di San Michele la missione dei seminaristi nel vastese: bellissimo esempio di chiesa in uscita

Il miracolo più grande in assoluto sulla terra è quello che si ripete ogni giorno sull’altare con la consacrazione dell’eucarestia. Cielo e terra diventano un tutt’uno, il creatore entra in comunione perfetta con la sua creatura!

Come potrebbe il mondo rinunciare a una grazia così grande e ai sacerdoti di cui il Signore si serve per compiere questo straordinario miracolo?

Il 30 settembre con la messa celebrata dall’arcivescovo Bruno Forte e la processione in onore di San Michele Arcangelo si è conclusa la settimana di missione popolare dei 34 seminaristi nel vastese. “Voi siete dono di Dio.…Grazie per quanto avete fatto in questi giorni.”- ha affermato il vescovo esprimendo un pensiero comune di tutti i credenti che in questi giorni hanno avuto l’occasione di incontrarli.

Durante la celebrazione è anche stato ammesso agli Ordini sacri, primo grado verso il sacerdozio, l’avvocato vastese Gianluca Catania.

Ad accompagnarli con la presenza e con la preghiera sono stati i loro sacerdoti di riferimento a cui erano stati affidati e il rettore don Antonio D’Angelo, il vice rettore don Luca Corazzari e il padre spirituale don Enzo Massotti.

Questo è il terzo anno di Missione Zonale organizzato dal seminario d’Abruzzo e Molise. Il primo anno si è tenuta nella diocesi di Avezzano e il secondo a Termoli. Durante questa settimana i seminaristi hanno vissuto appieno la “parrocchia” e in più hanno tracciato quella che potrebbe essere un modus operandi di una chiesa in uscita.

Ogni mattina hanno incontrato gli alunni delle scuole medie e delle superiori per dare testimonianza della loro vocazione e annunciare l’amore di Dio per ciascuno di loro.

Nel pomeriggio di venerdì 28 settembre tutti i seminaristi hanno fatto una visita guidata al Santuario Santa Maria di Canneto. Successivamente si recati presso la parrocchia di Fresa per la Messa e sono stati ospiti a cena dell’Amministrazione Comunale del Comune di Fresa.

Sabato 29 settembre i seminaristi hanno animato l’evento “Una luce nella notte”, una serata di missione per le strade di Vasto. Le porte della chiesa di San Giuseppe erano spalancate e rimaste aperte fino a mezzanotte e mezza quando la serata si è conclusa con la benedizione eucaristica di Don Gianfranco Travaglini. I seminaristi si sono divisi in tre servizi:

  • il primo è quello della preghiera, canto e animazione presso la chiesa di San Giuseppe;
  • il secondo è stata l’accoglienza delle persone che entravano, invitate a scrivere una preghiera su un foglietto e ad accendere una candela; venivano accompagnati davanti al Santissimo dove si faceva una preghiera spontanea con loro e per loro; offrivano la luce e poi mettevano in due cestini: in uno mettevano la loro preghiera e nell’altro prendevano delle parole del Vangelo che poteva essere per la loro vita
  • l’altro servizio, quello un po’ più delicato, prevedeva di andare per le strade del centro storico di Vasto durante la festa di San Michele e portare l’annuncio e avvisare che c’era questa opportunità di fare questa esperienza di preghiera nella chiesa di San Giuseppe dove avrebbero trovati dei seminaristi ad accoglierli. Tante sono state le domande anche in merito al motivo della loro vocazione.

Uno dei seminaristi, Pieralbert D’Alessandro, che ha partecipato alle tre missioni popolari di Avezzano, Termoli e Vastese ha così commentato questa esperienza: “la nostra è una realtà poco conosciuta o conosciuta male. Noi recepiamo le esigenze del mondo. Dio è morto in croce per l’uomo e l’uomo vuole mettere una croce su Dio. Ma l’uomo è fatto a immagine di Dio e ha sete di Dio. Non è vero come dicono in tanti che l’uomo è anestetizzato perché l’uomo ha bisogno di Dio.”

Il Santo Padre ha deciso di invitare tutti i fedeli, di tutto il mondo, a pregare il Santo Rosario ogni giorno

(Comunicato della Santa Sede)

Il Santo Padre ha deciso di invitare tutti i fedeli, di tutto il mondo, a pregare il Santo Rosario ogni giorno, durante l’intero mese mariano di ottobre; e a unirsi così in comunione e in penitenza, come popolo di Dio, nel chiedere alla Santa Madre di Dio e a San Michele Arcangelo di proteggere la Chiesa dal diavolo, che sempre mira a dividerci da Dio e tra di noi.

Nei giorni scorsi, prima della sua partenza per i Paesi Baltici, il Santo Padre ha incontrato padre Fréderic Fornos S.I., direttore internazionale della Rete Mondiale di Preghiera per il Papa; e gli ha chiesto di diffondere in tutto il mondo questo suo appello a tutti i fedeli, invitandoli a concludere la recita del Rosario con l’antica invocazione “Sub tuum praesídium”, e con l’invocazione a San Michele Arcangelo che ci protegge e aiuta nella lotta contro il male (cfr. Apocalisse 12, 7-12).

La preghiera – ha affermato il Pontefice pochi giorni fa, l’11 settembre, in un’omelia a Santa Marta, citando il primo capitolo del Libro di Giobbe – è l’arma contro il grande accusatore che “gira per il mondo cercando come accusare”. Solo la preghiera lo può sconfiggere. I mistici russi e i grandi santi di tutte le tradizioni consigliavano, nei momenti di turbolenza spirituale, di proteggersi sotto il manto della Santa Madre di Dio pronunciando l’invocazione “Sub tuum praesídium”.

L’invocazione “Sub tuum praesídium” recita così:

“Sub tuum praesídium confúgimus,
sancta Dei Génetrix;
nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus,
sed a perículis cunctis líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta”.

[Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o vergine gloriosa e benedetta.]

Con questa richiesta di intercessione, il Santo Padre chiede ai fedeli di tutto il mondo di pregare perché la santa Madre di Dio ponga la Chiesa sotto il suo manto protettivo: per preservarla dagli attacchi del maligno, il grande accusatore, e renderla allo stesso tempo sempre più consapevole delle colpe, degli errori, degli abusi commessi nel presente e nel passato, e impegnata a combattere senza nessuna esitazione affinché il male non prevalga.

Il Santo Padre ha chiesto anche che la recita del Santo Rosario durante il mese di ottobre si concluda con la preghiera scritta da Leone XIII:

“Sancte Míchael Archángele, defénde nos in próelio;
contra nequítiam et insídias diáboli esto praesídium.
Imperet illi Deus, súpplices deprecámur,
tuque, Prínceps milítiae caeléstis,
Sátanam aliósque spíritus malígnos,
qui ad perditiónem animárum pervagántur in mundo,
divína virtúte, in inférnum detrúde. Amen”.

[San Michele Arcangelo, difendici nella lotta, sii nostro presidio contro le malvagità e le insidie del demonio. Capo supremo delle milizie celesti, fa’ sprofondare nell’inferno, con la forza di Dio, Satana e gli altri spiriti maligni che vagano per il mondo per la perdizione delle anime. Amen.]

Una bellissima serata con i parrocchiani di san Nicola per festeggiare il compleanno di don Giorgio

(Articolo di Lorenzo Saturni)

La parrocchia di San Nicola venerdi’, 21 settembre si e’ data appuntamento alle ore 20:00 presso la pizzeria il segreto di pulcinella,in via istonia a San Salvo per una cena parrocchiale con la presenza di don Giorgio,parroco di Bolognano ,che e’ stato per pochi mesi parroco in citta’.

Durante la serata trascorsa tutti insieme ci si e’ potuto confrontarre, chiacchierare e ridere tutti insieme. Era presente anche l’associazione Gerico parrocchiale. La parrocchia sta organizzando moltissime attivita’ adatte per grandi e piccini.

Da sabato 15 settembre sono ripartite le attivita’ parrocchiali ACR(azione cattolica ragazzi).Il tema scelto per quest’ anno associativo e’ la cucina perche’ in cucina si puo’ sperimentare nuove ricette e nuovi piatti sfiziosi da mangiare.

E’ stata una bellissima serata soprattutto perche’ abbiamo festeggiato il compleanno di don Giorgio.Alla serata era presente anche don Beniamino parroco della chiesa di San Nicola. L’associazione Gerico e’ sempre presente nelle cene e varie attività organizzate dalla parrocchia.L’associazione raccoglie tutto quello che puo’ servire ai piu’ poveri della citta’ ed e’ presente tutte le domeniche davanti la chiesa con delle scatole dove poter raccogliere la merce destinata ai poveri.

La parrocchia e’ fortunata ad avere un parroco cosi’ giovane e attento alle esigenze della parrocchia.La chiesa vanta vanta un bel culto in onore di San Nicola visitata da milioni di persone provenienti da tutte le parti del mondo.La festa di San NIcola per la comunita’ di San Salvo,rappresenta una tappa importantissima per noi cristiani perche’ piano piano ci porta verso il nostro incontro con Gesu’.Il culto di San Nicola deve rappresentare un momento di gioia e di amore verso tutta la nostra comunita’ che ogni anno si mette in preghiera.